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Basuco in Colombia: la droga dei poveri che nessuno vuole vedere
Tempo di lettura 5 min

Ci sono droghe di cui tutti conoscono il nome. E poi ce ne sono altre che rimangono nell’ombra, consumate lontano dai riflettori e quasi mai raccontate.
In Colombia, una di queste ha un nome breve e inquietante: basuco.
Costa poco, ma il prezzo da pagare può essere molto più alto.
Dietro quella polvere si nasconde una storia che dice molto più di una semplice droga.

Cos’è davvero il basuco

Il basuco, chiamato anche bazuco o pasta base, è un prodotto grezzo della lavorazione della coca. A differenza della cocaina raffinata, non attraversa i processi necessari per eliminare gran parte delle impurità e dei residui chimici.
Nella miscela possono rimanere solventi e altre sostanze utilizzate durante l’estrazione dell’alcaloide dalla foglia di coca, insieme a materiali aggiunti per modificarne volume e consistenza. La composizione può quindi essere estremamente variabile.
Ed è proprio questo uno degli aspetti più tristi del basuco: chi lo assume spesso non sa realmente cosa sta fumando.
Non è semplicemente una versione economica della cocaina. È qualcosa di molto più grezzo, imprevedibile e difficile, se non impossibile, da controllare.

Una storia che parte dagli scarti del boom della cocaina

Il basuco è cresciuto all’ombra del grande mercato della cocaina. Mentre il cloridrato di cocaina prendeva la strada dei mercati internazionali, i prodotti più grezzi della lavorazione della coca trovavano invece spazio soprattutto nel mercato interno colombiano.
La sua distribuzione è legata soprattutto al microtraffico urbano. In alcune città, le ollas (luoghi clandestini dove si concentrano vendita e consumo di droga) sono diventate uno dei simboli di questo mercato.

È una parte del narcotraffico molto diversa da quella dei grandi cartelli e delle rotte internazionali. Qui non ci sono grandi spedizioni né milioni di dollari: ci sono piccoli venditori, quartieri degradati e una sostanza venduta a chi può permettersi ben poco.

Chi lo usa, e cosa lo Stato ha fatto (o non ha fatto)

Il volto del basuco è spesso quello degli invisibili: persone senza casa, colpite dalla povertà e dalla marginalità, o che convivono con dipendenze e problemi di salute non trattati. Uno dei luoghi che ha rappresentato questa realtà è stato il Bronx di Bogotá, per anni uno dei principali centri del microtraffico e del consumo di basuco della capitale.

Nel 2016, un’imponente operazione di polizia portò alla chiusura dell’area. Furono impiegati circa 2.500 agenti e allontanate oltre mille persone. Tra queste c’erano anche numerosi consumatori di droga e minori, alcuni vittime di sfruttamento sessuale.
L’intervento venne presentato come una vittoria contro il narcotraffico, ma sgomberare un luogo non significa necessariamente risolvere ciò che lo ha fatto nascere.
Negli anni successivi, infatti, il fenomeno è riapparso in altre zone della città. Nuove ollas, nuovi consumatori, stessi problemi: povertà, dipendenza, marginalità e assenza di alternative.

Il basuco arriva in Europa?

Il basuco rimane soprattutto un fenomeno colombiano e, più in generale, dell’area andina. Il suo mercato è molto diverso da quello della cocaina raffinata, che alimenta i grandi traffici internazionali.
Va comunque sottolineato che in Europa arrivano anche prodotti intermedi della lavorazione della coca.

Le autorità europee hanno rilevato che vengono utilizzati soprattutto come materia prima per produrre cocaina raffinata, mentre non ci sono prove di una diffusione del basuco colombiano tra i consumatori europei. Questo fenomeno mostra quanto sia complessa la filiera della cocaina: una sostanza può attraversare diversi passaggi e assumere forme molto diverse prima di arrivare al consumatore.

Una storia che nessuno immaginerebbe

Wilson Muñoz non aveva il volto che immaginiamo quando pensiamo a un consumatore di basuco.
Era un ingegnere sanitario, aveva una specializzazione, una moglie e tre figli. Da ragazzo aveva persino ottenuto il punteggio più alto dell’Icfes nella sua scuola.
Poi arrivò il basuco.
Prima il Cartucho, poi il Bronx. Quella che era stata una vita normale finì per trasformarsi nella vita di strada, dormendo sul pavimento e fumando la stessa droga che un tempo disprezzava.

“Odiavo il basuco e la gente che vendeva droga per strada”, ha raccontato anni dopo. “Ma sono finito lì anch’io”.
È forse questo il particolare più difficile da accettare. Wilson non era nato in quella realtà. Ci è entrato.
Mi sono fermato a riflettere e mi sono chiesto: “Quando guardiamo una persona seduta per strada con una pipa in mano, quanto della sua storia conosciamo davvero?”

Wilson Muñoz
Fonte: Semana

Tiriamo le somme

Il basuco è una delle immagini più dure lasciate dal narcotraffico colombiano. La cocaina che vale milioni parte verso i mercati più ricchi; i prodotti più grezzi della lavorazione della coca finiscono invece nelle strade, nelle mani di chi spesso ha già perso molto, o tutto.
Quello che mi ha colpito questa volta è che del basuco si parla davvero poco. Molto meno dei grandi cartelli, dei sequestri record e dei miliardi che girano intorno alla cocaina. È più facile parlare del traffico che guardare ciò che quel traffico lascia dietro di sé.

Ed è proprio questo che trovo più grave. Non possiamo far finta che il problema non esista solo perché riguarda persone che vivono ai margini e che raramente hanno qualcuno disposto ad ascoltarle.
Il basuco non è soltanto una droga. È anche il risultato di una società che troppo spesso si accorge degli ultimi soltanto quando diventano impossibili da ignorare. E diciamolo: “niente di nuovo!”.

Forse raccontare queste storie serve proprio a ricordarci che dall’altra parte di una sostanza, di un numero o di una statistica, c’è sempre una persona. E far finta di non vederla non significa che non esista.

DMPIL (Domanda per il lettore 🤓)

“Perché siamo così interessati alla cocaina che vale miliardi e così poco alle persone che ne pagano il prezzo?”

Luca Muzi

Castel Viscardo 📍

https://lucanellaboratoriodidexter.org/

Fonti

  • UNODC – Estudio Nacional de Consumo de Sustancias Psicoactivas en Colombia
  • EUDA – Relazione europea sulla droga 2026: Cocaína
  • EUDA – EU Drug Market: Cocaine
  • Alcaldía de Bogotá – La Alcaldía lidera operativo sin precedentes en la zona del Bronx
  • El Espectador – Los retos después del golpe en el Bronx
  • El País – El Bronx: una entrada al infierno en el centro de Bogotá
  • Semana – La vida después del Bronx: estremecedores relatos de superación y adicción

17 risposte a “Basuco in Colombia: la droga dei poveri che nessuno vuole vedere”

  1. Avatar lenny unencumbered

    Why is it always the poor who end up suffering the most to feed the habits of the rich.

    1. Avatar Luca Muzi

      Hai centrato il punto. Il basuco è lo scarto chimico di un mercato da miliardi: i profitti vanno in alto, il costo umano cade interamente su chi non ha nulla. Grazie per essere passata 🙏

      1. Avatar batoxy

        bell’articolo grazie

      2. Avatar Luca Muzi

        Ti ringrazio 🙏

  2. Avatar Laura Chiarina

    Interessante Articolo. Grazie!

    1. Avatar Luca Muzi

      Grazie di essere passata 🙏

  3. Avatar pensierini

    Siamo interessati alla cocaina perché arriva da noi. Ho sentito una notizia che non so se era vera: lo stesso Gianni Agnelli, forte consumatore di cocaina, di era fatto impiantare una protesi d’argento nelle cavità nasali, distrutte dal troppo sniffare. Chissà se era proprio così, forse è una fake news ante litteram. Ad ogni modo, di consumatori di droga per la strada, in pieno giorno, ne vedo spesso anche a San Francisco, solo che là sembra che usino il fentanyl, un’altra schifezza allucinogena.

    1. Avatar Luca Muzi

      ​Quella su Agnelli è una leggenda urbana mai verificata, ma il tuo ragionamento non fa una piega: ci interessa solo ciò che ci tocca da vicino. Che sia il basuco a Bogotá o il Fentanyl, la logica del degrado e dell’abbandono sociale è la stessa. Su questo tema e sulla crisi degli oppioidi avevo scritto anche un articolo dedicato sul blog, se ti va di darci un’occhiata: https://lucanellaboratoriodidexter.org/2025/09/20/il-canada-e-la-crisi-del-fentanyl-una-riflessione-personale-su-una-tragedia-nazionale/

      1. Avatar pensierini

        Grazie, andrò. A San Francisco, insieme alla dipendenza dalla droga c’è anche la malattia mentale: credo che nessuno potrebbe sopravvivere per strada, continuamente esposto agli sguardi di tutti, senza un minimo di intimità, senza perdere il senno.

      2. Avatar Luca Muzi

        Aldilà del dramma, sarebbe interessante un tuo reportage.

      3. Avatar pensierini

        Non credo di esserne capace. Non ho notizie di prima mano, so solo quello che mi riferisce mio figlio, che vive là. Tra l’altro, non voglio fotografarli, anche se sono sotto alle loro tende da campeggio, perché mi sembra indelicato. Si trova tutto già in Rete, comunque.

      4. Avatar pensierini

        Posso aggiungere, qui da te, un’altra notizia: il Comune spende moltissimi soldi per cercare di dare loro cure mediche e un alloggio decoroso, ma quasi tutti loro rifiutano, forse perché sono malati di mente e forse anche per la residua cultura hippy degli anni Sessanta della città.

      5. Avatar Luca Muzi

        Ti ringrazio 🙏

      6. Avatar pensierini

        Grazie a te! Un’altra postilla: Federico Rampini ha fatto molti reportage su SF e il degrado che colpisce alcune strade, specialmente il centro dove sorgono i grattacieli, disabitato di sera e di notte. Peccato che questi articoli siano presi da giornali americani fieramente contrari all’amministrazione democratica della città, che spende invece annualmente un sacco di dollari per porre fine a questo problema, senza riuscirci molto. Il nuovo sindaco, eletto lo scorso anno mi pare, sempre in giro per la città, un miliardario sempre in camicia bianca, democratico ma più ‘moderato’ della sindaca precedente, ha promesso di risolvere, ma senza molto successo, finora. Staremo a vedere.

      7. Avatar Luca Muzi

        🙏

  4. Avatar Kikkakonekka

    Trovo sempre inefficaci le grandi retate e le chiusure di aree degradate. Qui a Padova accadde la stessa cosa proprio a 200 metri da dove lavoro, con lo sgombero della famigerata “Via Anelli”, in mano a spacciatori, alla prostituzione e al degrado.

    Il problema è che non puoi (e comunque non ci riusciresti) mandare via 3mila persone: queste ovviamente si sposteranno da altre parti, o in altre città. Mica si trovano un lavoro, mica vengono rimpatriate, mica vengono messe in galera.
    Vanno solo “da un’altra parte” ma il problema, se così vogliamo dire, resta tale e quale.

    La soluzione del problema sarebbe sconfiggere i produttori di droga, non tanto chi la distribuisce.

    1. Avatar Luca Muzi

      ​L’esempio di Via Anelli dimostra perfettamente la logica del “Bronx” di Bogotá. La repressione di facciata crea consenso nell’immediato, ma sposta solo il mercato da un quartiere all’altro. Concordo sul fatto che puntare solo al piccolo spaccio o agli invisibili per strada sia un buco nell’acqua. Finché non si intaccano i grandi capitali e i centri di produzione, il mercato troverà sempre nuove strade per alimentarsi.

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