Sotto le strade di Los Angeles, lontano dai riflettori e dalle promesse, c’è un’altra città. Non ha un nome, non compare sulle mappe. Eppure la realtà degli uomini talpa a Los Angeles vive, respira e talvolta, muore in silenzio.
Chi sono gli uomini talpa a Los Angeles
Questa volta ci troviamo negli Stati Uniti, dove il termine “mole people” ovvero uomini talpa, viene usato per descrivere i senzatetto che vivono sotto le grandi città. Si intendono quelle persone senza fissa dimora, che si sono rifugiati in tunnel abbandonati della metropolitana, condutture ferroviarie, canali di scolo e pozzi termici. A Los Angeles, continua a essere una realtà radicata. La crisi è particolarmente visibile nei quartieri del Sud della città, precisamente, nei canali di drenaggio costruiti per raccogliere le piogge e trasformatisi in case di fortuna.

Una città sotto la città
I residenti dicono che nelle fognature si vive da anni, spostandosi tra gli accampamenti in superficie e gli spazi sotterranei, ogni volta che i controlli fatti in superficie aumentano. In alcuni casi sono stati documentati addirittura allacci abusivi alla corrente o generatori. Chi viene cacciato da un marciapiede scende più in basso. Letteralmente. I punti di accesso includono tombini e aperture a livello stradale, dove sono stati allestiti rifugi improvvisati in spazi che chiaramente non sono stati progettati per la vita umana. A volte si tratta di semplici coperte su cemento. Altre volte spazi organizzati con mobili, effetti personali e soluzioni di fortuna per lavarsi. È importante precisare che Los Angeles non è un caso isolato: a Las Vegas oltre mille persone vivono nei tunnel di drenaggio, mentre a New York City il Freedom Tunnel ha ospitato per anni comunità sotterranee.

I rischi mortali per gli uomini talpa di Los Angeles
Vivere sotto terra è una vera scommessa quotidiana con la sopravvivenza.
Un residente raccontava in un video, che uno dei rischi maggiori è l’allagamento improvviso: trattandosi di canali di scolo, l’acqua può salire senza preavviso. Aggiungendo poi che anche la qualità dell’aria è estremamente bassa. Una pioggia moderata può allagare questi tunnel in pochi minuti, creando situazioni potenzialmente letali. In alcune zone i condotti sono larghi appena qualche decina di centimetri e senza ventilazione. Questo può causare accumuli di aria tossica o livelli di ossigeno pericolosamente bassi.
Il fattore umano: la vicenda di Harbor Gateway
La pericolosità di questi spazi non è solo un’ipotesi, ma una cronaca brutale. Nell’ottobre 2025, i vigili del fuoco di Los Angeles hanno recuperato una donna di 39 anni da una fogna nella zona di Harbor Gateway, dopo che era caduta venti metri giù da un tombino. Era rimasta intrappolata per ore, forse giorni, prima che un passante sentisse le sue urla e chiamasse il 911. I soccorritori l’hanno trovata ancora cosciente, mentre stringeva forte un orsacchiotto di peluche.
Le autorità sospettano che fosse lì per vivere. Una scena che definire triste la sminuisce. (Fonte: KFI AM 640)

Sgomberi, Olimpiadi e la grande rimozione
In questo contesto, e in vista di grandi eventi internazionali, cresce l’attenzione sul decoro urbano, e di conseguenza, molti senzatetto si spostano in spazi sempre più nascosti e pericolosi. A fine marzo 2026, le squadre comunali di L.A hanno sgomberato un accampamento abusivo all’interno di un tunnel di drenaggio a Canoga Park. L’interno del tunnel era pieno di detriti, spazzatura e rifiuti umani. Pochi giorni prima, un’operazione analoga era stata condotta a South Los Angeles. Gli sgomberi si moltiplicano, ma le persone tornano. O scendono più in profondità.
Secondo uno studio della RAND Corporation del 2025, condotto su aree campione di Los Angeles, il numero reale di senzatetto era sistematicamente sottostimato del 32% rispetto ai dati ufficiali. In una delle zone analizzate, con precisione Venice, i ricercatori contarono 554 persone; il conteggio ufficiale ne registrava invece 173. Una discrepanza che personalmente non mi sorprende. (Fonte Independent Institute)

Un problema strutturale, non individuale
È facile liquidare chi vive nei tunnel parlando di tossicodipendenza, disturbi mentali o scelte sbagliate. Spesso è così, ma non sempre. C’è poco di misterioso nel perché così tante persone arrivino a quel livello di disperazione. Secondo EURweb il problema è la povertà “sistematica”, causata in gran parte da un mercato immobiliare fuori controllo e sempre meno accessibile. Come vedremo nel prossimo paragrafo più dettagliatamente, Los Angeles ha investito miliardi di dollari negli ultimi anni per affrontare il problema dei senzatetto. Purtroppo però, molti rifiutano l’assistenza perché le soluzioni offerte sono percepite come inospitali o degradanti; altri tornano nel sottosuolo poco dopo il ricollocamento, confermando che i cerotti temporanei non possono curare una ferita strutturale. (Fonte LAmag)

Il fallimento degli aiuti per gli uomini talpa di Los Angeles
Los Angeles non può dire di non sapere. Non può dire di non avere i mezzi. Negli ultimi anni la città ha stanziato oltre 2,6 miliardi di dollari per affrontare la crisi abitativa, tra programmi di conversione di hotel in alloggi, attività di sensibilizzazione e piani emergenziali. Il governatore della California ha lanciato il programma Homekey da 1,3 miliardi per acquistare e ristrutturare strutture da destinare ai senzatetto. Il sindaco Karen Bass ha trascorso buona parte del suo mandato annunciando svolte, dichiarando successi, pubblicando statistiche in calo. Nonostante i miliardi investiti, i risultati restano limitati rispetto alla portata del problema.
Oltre i comunicati: la politica del “nascondere la polvere”
Questo è il punto che dovrebbe fare male. Non la povertà in sé, quella ha radici molto complesse e non basta ovviamente questo Blog per trattare l’argomento. Ma dalle ricerche che ho fatto, è stato chiaro fin da subito che c’è una grande distanza tra quello che si dice nei comunicati e ciò che succede davvero sotto i tombini. Ogni sigillatura di un tombino viene presentata come un intervento. Ogni sgombero come una soluzione. Personalmente ritengo che spostare il problema non significa risolverlo, è renderlo invisibile, lontano dalle telecamere, e dai “conteggi ufficiali”. Quando i numeri migliorano sulla carta, ma peggiorano sotto le strade, bisogna avere l’onestà di chiamare le cose con il loro nome: fallimento. Le istituzioni non possono più ignorare la condizione degli uomini talpa a Los Angeles.

Tiriamo le somme
Ci vuole coraggio per immaginare cosa significhi scegliere un tunnel come casa. È il coraggio silenzioso e consumato di chi non ha più alternative, di chi ha bussato a ogni porta trovandola chiusa, di chi ha vissuto in strada e ha scoperto che sotto, almeno, c’è un riparo, anche se è cemento, anche se può allagarsi, anche se è buio.
Per chiudere
Gli uomini talpa di Los Angeles non sono una leggenda metropolitana. Sono persone reali, con nomi, con storie, con un orsacchiotto stretto in pugno nel buio di una fogna. Sono il riflesso di una città che brilla sulla superficie e si dimentica di guardare cosa succede sotto i propri piedi.
Forse la vera domanda non è come sgomberarli, ma come costruire una città in cui nessuno debba mai scegliere tra la strada e le fogne. Una città che abbia spazio VERO, dignitoso e umano per tutti.
“Quindi, se il successo di una società si misura da come tratta gli ultimi, che punteggio diamo a una città che brilla sotto il sole ma nasconde il suo fallimento nelle fogne?“
Luca Muzi
Narni 📍

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