Immagina un’aula scolastica dove, in poche ore, dieci ragazze iniziano a tremare, a tossire senza sosta, a contorcersi in tic che nessuna di loro aveva mai avuto prima. Nessun virus, nessun batterio, nessuna tossina nell’aria. Eppure i sintomi sono reali, misurabili, dolorosi. Benvenuti nel territorio inquietante delle epidemie psicogene di massa, fenomeni in cui una paura condivisa può trasformarsi in sintomi fisici reali, anche in assenza di una causa organica identificabile.
Non è finzione, non è simulazione consapevole. È qualcosa di molto più profondo e molto più difficile da accettare: il corpo che obbedisce a una paura condivisa.

Cosa sono davvero le epidemie psicogene di massa
In ambito scientifico vengono indicate come mass psychogenic illness (MPI), o malattia psicogena di massa. Si tratta della diffusione rapida di sintomi fisici: vertigini, nausea, mal di testa, tremori, difficoltà respiratorie, persino paralisi temporanee all’interno di un gruppo, in assenza di qualsiasi agente patogeno identificabile.
Chi ne è colpito non finge. Le vittime soffrono davvero, i sintomi sono reali, ma non risultano spiegati da una causa organica identificabile. In pratica, il sistema nervoso, sottoposto a stress intenso e condiviso, può generare manifestazioni fisiche reali attraverso meccanismi ancora oggetto di studio.
Sebbene possa riguardare persone di ogni età, la fascia più colpita è quella degli adolescenti, soprattutto in ambito scolastico. Non si trasmette attraverso un contagio biologico, ma può diffondersi attraverso i meccanismi dell’influenza sociale e della suggestione.

I casi che hanno segnato la storia
Salem, 1692: la nascita di un archetipo
Il caso più celebre resta quello delle “streghe di Salem”. Alcune ragazze iniziarono a manifestare convulsioni, allucinazioni, comportamenti inspiegabili. In un contesto di rigidissimo conformismo religioso, dove ogni deviazione dalla norma era considerata una forma di dannazione, il fenomeno assunse rapidamente dimensioni collettive. Il caso di Salem è stato successivamente interpretato da alcuni studiosi anche alla luce dei fenomeni psicogeni collettivi, sebbene la sua natura rimanga oggetto di dibattito storico.
Mattoon, Illinois, 1944: l’anestesista fantasma
Una donna denunciò di essere stata aggredita da un misterioso individuo che, con uno spray, le avrebbe paralizzato le gambe. La notizia finì sui giornali locali. Nei giorni successivi, decine di altre persone riferirono episodi identici. Le indagini della polizia non trovarono mai né l’aggressore né tracce di sostanze chimiche. Il caso, studiato dallo psicologo Donald Johnson, divenne un riferimento classico nello studio della malattia psicogena di massa e dell’influenza esercitata dai mezzi di comunicazione.
La “June Bug” del 1962: il caso da manuale
In una fabbrica tessile americana, alcune operaie iniziarono a lamentare nausea, intorpidimento e svenimenti, convinte di essere state punte da un insetto misterioso. L’episodio, analizzato dai sociologi Alan Kerckhoff e Kurt Back, rivelò un dato cruciale: le persone colpite erano socialmente connesse tra loro: amiche, colleghe di turno, compagne di pausa pranzo. La distribuzione dei casi sembrava seguire soprattutto i legami sociali, più che un percorso compatibile con un contagio biologico.
La risata di Tanganica, 1962
Forse l’episodio più surreale: in una scuola femminile della Tanzania, un’epidemia di risate incontrollabili si diffuse tra centinaia di studentesse, costringendo alla chiusura di diversi istituti per mesi. Nessuna causa organica fu mai identificata.
Le Roy, New York, 2011: l’epidemia dell’era digitale
Dodici studentesse di un liceo iniziarono a manifestare tic vocali e motori, simili alla sindrome di Tourette. Il caso, amplificato da media e social network, si diffuse rapidamente prima che i neurologi escludessero cause organiche o ambientali. Da allora, comportamenti simil-tic legati a contenuti virali su piattaforme come TikTok sono stati documentati in diversi paesi: la tecnologia potrebbe aver ampliato e accelerato un meccanismo già noto, permettendo ai sintomi e ai comportamenti osservati di raggiungere persone che non appartengono allo stesso ambiente fisico.

Perché il cervello fa questo? Le spiegazioni della ricerca
Ma cosa spinge una mente sana a produrre sintomi fisici indistinguibili da quelli di una vera malattia? Gli studi individuano alcuni meccanismi ricorrenti.
- Ansia da minaccia percepita: basta credere di essere esposti a un pericolo, un veleno, un patogeno, una forza invisibile, perché l’organismo risponda come se il pericolo fosse reale.
- Suggestione sociale: in gruppi coesi, i sintomi di un singolo individuo diventano un modello che gli altri, inconsciamente, replicano.
- Amplificazione mediatica: la copertura giornalistica e, oggi, la viralità social, funzionano da moltiplicatori, dando forma e “nome” a un’ansia che altrimenti resterebbe informe.
- Contesti di pressione: ambienti scolastici rigidi, luoghi di lavoro stressanti e comunità isolate, creano le condizioni ideali per l’innesco.
Una ricerca pubblicata su Epidemiology su un campione di 280 incidenti chimici ha stimato che una parte significativa fosse in realtà riconducibile a episodi di malattia psicogena di massa, spesso scatenati da un odore sospetto o da una falsa allerta ambientale. Il dato è molto chiaro: a volte non serve nemmeno un evento reale. Basta la sua “ombra”.
Ma allora, quanto possiamo davvero fidarci dei nostri sensi quando la paura diventa collettiva? E se il confine tra malattia reale e malattia “immaginata dal corpo” fosse molto più sottile di quanto vorremmo credere?

Un fenomeno tutt’altro che superato
Con i social media, il meccanismo non è scomparso: si è semplicemente evoluto. Un video virale può raggiungere milioni di adolescenti in poche ore, mostrando loro un vero e proprio “copione” di sintomi da imitare.
Come accennato in precedenza, un esempio sono i cosiddetti “TikTok tics”. Durante la pandemia, diversi ospedali hanno registrato un forte aumento di adolescenti con tic motori e vocali comparsi improvvisamente, simili a quelli della sindrome di Tourette.
I neurologi li hanno definiti functional tic-like behaviors (FTLB). Uno studio del Boston Children’s Hospital, pubblicato su Brain and Behavior, ha seguito 56 ragazzi tra i 10 e i 18 anni, individuando tra i principali fattori l’isolamento, la chiusura delle scuole e l’ansia legata alla pandemia.
Il meccanismo, però, era diverso rispetto al passato: non avveniva attraverso il contatto diretto, ma attraverso lo schermo. L’esposizione ripetuta a video di influencer che mostravano tic o altri disturbi poteva favorire, in alcuni soggetti predisposti, la comparsa di sintomi simili. Alcuni ricercatori hanno descritto questo fenomeno come “Mass Social Media-Induced Illness”, proprio per sottolineare il ruolo che i social possono avere nella diffusione di determinati sintomi e comportamenti. Fenomeni simili sono stati osservati anche nel Disturbo Dissociativo dell’Identità.

Tiriamo le somme
C’è qualcosa di profondamente umano e doloroso in tutto questo. Deve essere chiaro: chi vive un’epidemia psicogena di massa non sta fingendo e non cerca attenzione. I sintomi che prova sono reali e possono essere molto intensi, perché a volte una sofferenza che nasce nella mente può trasformarsi in qualcosa che il corpo manifesta concretamente. È proprio questo che rende questi fenomeni così difficili da comprendere, perché dimostrano quanto possa essere forte il legame tra mente e corpo. Dire che un sintomo ha un’origine psicologica non significa dire che sia “inventato” o “solo immaginato”. Capire questi fenomeni significa, prima di tutto, ascoltare chi ne soffre, senza mai, e dico mai, giudicarlo. È chiaro che dietro ogni sintomo c’è una persona che sta vivendo qualcosa di reale e doloroso, e che merita tutta la comprensione possibile, non il sospetto.
DPIL (Domanda per il lettore 🤓)
“Ritieni che i social media stiano rendendo questi fenomeni più frequenti?”
Luca Muzi
Narni 📍
Luca nel laboratorio di Dexter
Fonti
- Salem
- Mattoon
- June Bug
- Risata di Tanganica
- Le Roy
- Functional tic-like behaviors
- Studio Boston Children’s Hospital
- TikTok/FTLB

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