Un garage blindato in una città europea qualunque. Dentro, non ci sono automobili di lusso ma pacchi di cocaina e marijuana pronti a partire verso Spagna, Francia e Paesi Bassi. È l’immagine con cui si apre l’inchiesta di DOC Newsroom che ha acceso i riflettori su una realtà tanto reale quanto nascosta: i cartelli messicani in Europa non sono più un fenomeno lontano, ma una presenza radicata nel nostro continente.
Venti tonnellate al mese: i numeri del traffico
Un distributore intervistato parla di ben venti tonnellate mensili in movimento solo tra Spagna, Parigi e Amsterdam. Cifre che, se confermate, descrivono una filiera logistica estremamente dettagliata. Del resto, i dati raccolti da diverse inchieste giornalistiche confermano che il mercato europeo è diventato centrale per i cartelli. Secondo diverse stime, un chilogrammo acquistato per poche migliaia di dollari in Sud America può arrivare a valere fino a circa 80.000 dollari sul mercato tedesco.
È facile intuire che i profitti sono enormi e capaci di attrarre organizzazioni criminali sempre più strutturate.
Non si tratta solo della Spagna (tradizionalmente porta d’ingresso della cocaina in Europa) ma anche l’entroterra francese è ormai coinvolto, al punto che un rapporto del Senato francese ha parlato del rischio di una vera e propria “messicanizzazione” del territorio.

Non solo Sud America: le rotte si moltiplicano
Chi pensa che tutta la droga arrivi direttamente dal Sud America si sbaglia. Le organizzazioni criminali hanno ormai diversificato le rotte, sfruttando anche l’Africa Occidentale come piattaforma di passaggio. Secondo diverse inchieste, cartelli messicani e colombiani hanno stabilito basi operative in diversi Paesi dell’Africa Occidentale, da cui i carichi vengono poi smistati verso l’Europa in spedizioni più piccole e meno tracciabili. Questa capacità di adattamento è ciò che rende i cartelli messicani un’organizzazione estremamente difficile da contrastare.
È ormai chiaro che quando una rotta viene chiusa dalle forze dell’ordine, viene rapidamente sostituita da un’altra.

La violenza segue i soldi
Ovunque si radichi il narcotraffico, la violenza segue inevitabilmente. In Belgio e nei Paesi Bassi la brutalità delle gang collegate ai cartelli latinoamericani è ormai considerata un’emergenza di sicurezza nazionale, fatta di omicidi su commissione e numerosissimi agguati. Nel 2022 il ministro belga della Giustizia (Vincent Van Quickenborne) ha rischiato il rapimento, la figlia del re olandese (Caterina Amalia), sempre nel 2022 ha dovuto interrompere gli studi ad Amsterdam per le minacce ricevute, e il giornalista Peter R. de Vries è stato ucciso per il suo lavoro di cronaca giudiziaria.
La corruzione, inoltre, non risparmia nemmeno le istituzioni: un commissariato di polizia tedesco a Bonn è finito sotto indagine nel 2021 per aver avvisato una gang locale, alleata dei messicani, di una retata imminente.

E l’Italia? Un Paese di transito e consumo
Anche l’Italia rientra nella mappa di questo traffico, non solo come mercato di consumo ma soprattutto come snodo logistico. I porti del Sud Italia sono storicamente tra i punti di ingresso privilegiati per i carichi provenienti dal Sud America, e negli ultimi anni le forze dell’ordine hanno registrato sequestri in costante aumento anche nelle grandi città del Centro-Nord.
Le autorità italiane partecipano da tempo a operazioni internazionali di contrasto, in collaborazione con le agenzie europee e americane, proprio per la posizione strategica del Paese lungo le rotte mediterranee della cocaina. Un impegno indispensabile, che dimostra quanto il contrasto al narcotraffico richieda ormai una risposta internazionale.

Dietro i numeri, le persone
Le tonnellate, i sequestri record, i miliardi di euro raccontano solo una parte della storia. Dietro ogni chilo di cocaina che attraversa l’oceano ci sono vite spezzate che raramente finiscono nei titoli dei giornali.
Ci sono ragazzi giovanissimi, spesso minorenni, reclutati nei quartieri più poveri d’Europa e del Sud America con la promessa di guadagni facili, e finiti a fare da corrieri o da vedette in un sistema che li considera solo merce sacrificabile.
Ci sono le famiglie dei territori di produzione, in Colombia, Perù o Bolivia, che vivono sotto il ricatto silenzioso delle organizzazioni criminali, costrette a scegliere tra la coltivazione illegale e la sopravvivenza economica. E ci sono le comunità europee dove la droga arriva a destinazione, con quartieri dove la dipendenza si intreccia spessissimo con la povertà, dove il consumo di cocaina è ormai presente in ogni classe sociale, e dove la violenza legata allo spaccio finisce per colpire anche chi non ha nulla a che fare con questo mondo che personalmente considero “maledetto”.

Un fenomeno che cresce di anno in anno
I sequestri record confermano la portata del fenomeno. Nel 2023 il traffico di cocaina in Europa ha raggiunto livelli mai visti prima, con la polizia tedesca che ha intercettato un carico di 35,5 tonnellate al porto di Amburgo, per un valore di mercato stimato di miliardi di euro.
Tiriamo le somme
Considero questo reportage profondamente inquietante. I garage blindati di cui parla l’inchiesta potrebbero trovarsi in qualsiasi quartiere, dietro porte che sembrano identiche a tutte le altre. La violenza che si consuma nelle strade di Amsterdam o Marsiglia non fa rumore fino a quando non tocca una vita, un giornalista, oppure una famiglia.
Dietro ogni tonnellata di droga che attraversa il mare ci sono comunità intere segnate dalla paura, giovani reclutati con false promesse, funzionari costretti a scegliere tra la propria sicurezza e il proprio dovere. È un sistema che si nutre di silenzio e di normalizzazione, ed è questo il motivo che mi ha spinto a parlarne. Anche se nel mio piccolo, lo considero un necessario atto di resistenza collettiva.
DPIL (Domanda per il lettore 🤓)
“Secondo te la criminalità organizzata internazionale è molto più vicina alla nostra quotidianità di quanto immaginiamo?”
Luca Muzi
Messina📍
Luca nel laboratorio di Dexter
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Fonti
- DOC Newsroom (Rai)
- Internazionale
- ADUC: Narcotraffico, i tentacoli transnazionali dei cartelli messicani
- Imprenditore.info: I cartelli messicani e l’Europa
- Sipad Network: I “padroni” del narcotraffico mondiale

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