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North Sentinel: l’isola che non vuole essere scoperta

C’è un posto nel mondo dove il tempo si è fermato. No, non è una metafora. Stiamo parlando dell’isola di North Sentinel, nel Golfo del Bengala, che ospita uno dei popoli più misteriosi e isolati del pianeta, e loro non vogliono sapere proprio nulla di noi.

Chi sono i Sentinelesi

I Sentinelesi sono un gruppo di cacciatori-raccoglitori che si ritiene vivano sull’isola di North Sentinel da almeno 50.000 anni. Sì, proprio cinquantamila. Per dare un’idea: quando i loro antenati si insediarono lì, gran parte delle civiltà che conosciamo oggi non esisteva ancora.
Non conosciamo la loro lingua e non sappiamo con precisione quanti siano. Le stime comunque variano da 50 a 500 individui. Non sappiamo come si chiamino tra loro, e nemmeno in cosa credano. Quello che sappiamo è che hanno resistito proprio a tutto: colonizzatori britannici, tsunami devastanti, elicotteri militari, missionari entusiasti. E lo hanno fatto con archi, frecce e una determinazione instancabile.

North Sentinel e la storia dei contatti falliti

Il primo approccio documentato risale al 1880, quando l’ufficiale britannico Maurice Vidal Portman sbarcò sull’isola con una spedizione armata: trovò il villaggio deserto. I Sentinelesi si erano nascosti nella giungla, ma Portman riuscì a catturare un anziano e alcuni bambini, portandoli a Port Blair. L’anziano e sua moglie morirono quasi subito, probabilmente per mancanza di immunità alle malattie occidentali. I bambini furono rimandati indietro. Questo fu il primo disastroso contatto.
Per quasi un secolo, le spedizioni si succedettero con risultati alterni: frecce in risposta a regali, fughe nella foresta, silenzio ostile. Negli anni Novanta, l’antropologo Triloknath Pandit riuscì in qualcosa di quasi incredibile: alcuni Sentinelesi accettarono noci di cocco dalla sua barca, in quello che fu interpretato come un segnale di pace. Ma il contatto non fu mai stabilizzato. Ogni avvicinamento successivo tornò a essere accolto con frecce.

Chi è stato ucciso sull’isola di North Sentinel

L’isola di North Sentinel ha una lista di sangue, breve ma precisa.
Nel 1981, la nave Primrose si incagliò sulla barriera corallina che circonda l’isola. L’equipaggio rimase bloccato per giorni, osservato da guerrieri armati sulla riva. Furono salvati dall’esercito indiano prima che la situazione degenerasse.


Nel 2006, due pescatori di nome Sunder Raj e Pandit Tiwari si addormentarono ubriachi sulla loro barca, che alla deriva si avvicinò troppo all’isola. Furono uccisi con le frecce. I loro corpi non furono mai recuperati, e un elicottero che tentò di avvicinarsi per il recupero fu accolto anch’esso da frecce. Il caso più noto è quello di John Allen Chau, un missionario americano di 26 anni che nel novembre 2018 raggiunse l’isola di North Sentinel con l’intenzione di evangelizzare i suoi abitanti. Aveva pianificato l’impresa per anni. Aveva convinto dei pescatori locali ad accompagnarlo illegalmente. Va precisato che per fortuna l’India vieta qualsiasi tipo di avvicinamento all’isola. Nei giorni precedenti alla morte aveva scritto sul suo diario: “Non voglio morire… ma Gesù, se dovesse accadere, non fare che questa nazione sia responsabile.” Fu ucciso con una freccia.


La notizia fece il giro del mondo. Molti piansero un martire. Tantissimi antropologi, attivisti per i diritti indigeni e scienziati, espressero qualcosa di diverso: rispetto per i Sentinelesi. E preoccupazione per quello che Chau, anche involontariamente, avrebbe potuto portare sull’isola. Un raffreddore comune, per un popolo senza immunità, può essere letale quanto una freccia.

Cosa sappiamo davvero di North Sentinel

Attualmente poco, anzi pochissimo.
Sappiamo che sono ottimi costruttori di canoe e arcieri molto precisi. Sappiamo che usano il ferro ricavato da relitti naufragati per fabbricare le loro punte di freccia. Questo significa che osservano, raccolgono e sanno adattare. Personalmente trovo che definirli “primitivi” dica più di noi che di loro.

Mentre raccoglievo informazioni per questo articolo e consultavo vari documentari e video sull’argomento, mi è stato evidente fin da subito che i Sentinelesi sono straordinariamente competenti nel loro ambiente.
Sappiamo che sopravvissero allo tsunami del 2004 (uno dei più devastanti della storia), probabilmente grazie a una conoscenza profonda del mare e dei suoi segnali. Quando arrivò l’elicottero di soccorso indiano, un guerriero scoccò una freccia contro di esso. Stavano bene. Non avevano bisogno di aiuto.
L’India, oggi, considera l’isola di North Sentinel zona protetta, ed è illegale avvicinarsi a meno di cinque chilometri dalla costa. Non per punire chi vuole esplorare, ma per proteggere chi abita lì dentro.

Perché non riusciamo a lasciare in pace North Sentinel

Credo che ci sia qualcosa di estremamente fastidioso in questa storia. Che bisogno abbiamo di dover raggiungere chi non vuole essere raggiunto? La chiamiamo curiosità, missione, progresso. Ma guardato da fuori, somiglia molto a un’incapacità di accettare un rifiuto. È chiaro che i Sentinelesi non hanno firmato nessun contratto con la civiltà globale. Non devono nulla a nessuno. Eppure continuiamo ad avvicinarci con telecamere, croci e buone intenzioni, come se il loro isolamento fosse un problema nostro da risolvere. Non lo è. Non lo è mai stato e spero che mai lo sarà, se non per salvargli la vita.

Tiriamo le somme

Viviamo in un’epoca che considera il contatto un diritto, la connessione un valore universale. L’isola di North Sentinel ci dice proprio il contrario. Abbiamo un popolo intero che ha guardato il mondo esterno tra navi, elicotteri, regali e armi, dicendo no. Con coerenza e con continuità, per generazioni.
Non sappiamo cosa pensino di noi. Forse siamo mostri nelle loro storie, oppure fantasmi, o magari semplicemente irrilevanti.
Personalmente, arrivati quasi alla fine credo che la cosa più rispettosa da fare per loro sia esattamente quello che loro chiedono da cinquantamila anni: stare lontani. Lasciare che il loro silenzio sia una risposta, non un problema da risolvere. Lasciare che la loro scelta radicale, incomprensibile, e forse bellissima continui a esistere in pace. Per favore, non divoriamo la loro splendida libertà.

DPIL (Domanda per il lettore 😊)

“Siamo così sicuri che siano loro ad aver bisogno di essere salvati?”

Luca Muzi

Castel Viscardo 📍

Se ti è piaciuto questo articolo, dai un’occhiata anche ad altri misteri 😊

https://lucanellaboratoriodidexter.org

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Fonti:

  • Survival International – The Sentinelese — survivalinternational.org
    National Geographic – Who are the Sentinelese? (2018)
  • The Guardian – John Allen Chau: the story of a missionary killed on a remote island (2018)
  • BBC News – North Sentinel Island: The people the world forgot (2018)
    Andaman & Nicobar Administration – normativa indiana sulla zona di protezione dell’isola
  • Pandit, T.N. – The Sentinelese (1990), Seagull Books, Calcutta — resoconto diretto dell’antropologo che ottenne il primo contatto pacifico documentato
  • Indian Coast Guard / Ministry of Home Affairs – documentazione ufficiale sui casi del 2006

2 risposte a “North Sentinel: l’isola che non vuole essere scoperta”

  1. Avatar Le perle di R.

    Concordo con te: andrebbero lasciati vivere in pace.

    1. Avatar Luca Muzi

      🙏

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