Il ricatto alle famiglie senegalesi da parte dei trafficanti di esseri umani è uno dei crimini più silenziosi e devastanti del nostro tempo. Ogni giorno, in Senegal, una famiglia riceve una telefonata che cambia tutto. Il viaggio verso l’Europa non finisce con la traversata del mare.
Una comunità forte, ma esposta al ricatto
Il Senegal è uno dei paesi più stabili dell’Africa subsahariana. Purtroppo questa stabilità non protegge i suoi cittadini dai meccanismi predatori del traffico di esseri umani.
Non è raro che due o più famiglie senegalesi si uniscano in una sorta di “progetto comune” per raccogliere il denaro necessario al viaggio. Alla base c’è la convinzione che chi riesce ad arrivare in Europa possa diventare un sostegno economico stabile, non solo per la propria famiglia ma, in alcuni casi, per l’intero villaggio. È proprio questa speranza collettiva che i trafficanti hanno imparato a sfruttare, trasformandola in uno strumento di pressione e ricatto.

La rotta verso l’Europa: dove inizia il pericolo
La rotta centrale transita per i paesi nordafricani, soprattutto la Libia, per raggiungere Malta o le coste italiane. Come le cronache purtroppo ci raccontano fin troppo spesso, questa è la rotta con il più alto numero di morti e la più ricca di punti di sequestro. Secondo i dati di Europeanrights, nel 2024 circa 46.000 migranti sono arrivati alle Canarie su piccole imbarcazioni. Nelle città del sud della Libia si assiste di frequente alla cessione (ovviamente a scopo di lucro) di comitive di migranti da un gruppo di trafficanti a un altro.
(Dati forniti da Open Migration)

Come funziona il ricatto alle famiglie senegalesi
Una volta che il migrante cade nelle mani dei trafficanti, le famiglie rimaste in Senegal diventano il bersaglio principale. Le organizzazioni criminali sequestrano i migranti e, dopo averli privati della libertà e sottoposti a violenze e torture, costringono i parenti a pagare un riscatto per il rilascio.
Il meccanismo è preciso e strutturato. Nei centri non ufficiali l’estorsione è costante: le persone vengono torturate fino a quando i familiari non pagano quanto richiesto dai carcerieri. Spesso la detenzione in diversi centri e la vendita da uno all’altro comporta che il riscatto debba essere pagato anche più volte. Questo è il meccanismo del ricatto alle famiglie senegalesi: pagare più volte, senza garanzie, senza fine.

La tecnologia dei trafficanti per tenere le famiglie senegalesi sotto ricatto
I trafficanti utilizzano i mezzi di comunicazione come strumenti di pressione psicologica estrema. Spesso contattano i familiari dei prigionieri in videochiamata per mostrare torture in diretta e pretendere riscatti. Queste violenze vengono filmate e inviate tramite WhatsApp o Telegram per estorcere ulteriore denaro oltre ai costi del viaggio. I social network, specialmente Facebook, sono diventati il canale principale per raccogliere i fondi tra parenti e amici. Le immagini online mostrano vittime bendate e umiliate per accelerare i pagamenti. Una volta ottenuto il denaro, i trafficanti lo spostano su conti a Dubai, Khartoum o Istanbul usando sistemi quasi impossibili da tracciare. (Fonte Stoptratta)

Perché le famiglie senegalesi sotto ricatto scelgono il silenzio
Nonostante la portata del fenomeno, la maggior parte delle famiglie (come spesso accade anche in altre parti del mondo) non denuncia. La paura delle ritorsioni, la vergogna, la speranza di rivedere vivo il proprio figlio prevalgono, come è ovvio, su tutto.
Chi viene rispedito indietro dall’Europa va incontro a un destino considerato peggio della morte, chi emigra porta su di sé aspettative collettive, e il fallimento ha anche un peso sociale devastante. Alcune famiglie preferiscono continuare a pagare piuttosto che ammettere di non riuscire a liberare il proprio caro.
Nel periodo 2017-2020 le vittime di tratta identificate a livello globale, sono poco meno di 190.000 casi, di cui il 42% donne e il 35% minori.
(Dati forniti da Avvocatocastellanet)
Questi numeri raccontano solo la superficie di un fenomeno molto più vasto e sommerso.

È doveroso da parte mia
Oltre alla denuncia, è fondamentale indicare percorsi di aiuto. Sul piano internazionale, l’Unione Africana ha prodotto nel 2021 un documento sulle politiche di prevenzione della tratta, riconoscendo lo stretto legame tra traffico di esseri umani e migrazione irregolare.
In Italia le famiglie e le vittime possono rivolgersi a questi riferimenti:
Numero Verde Antitratta: 800 290 290 gratuito, attivo 24 ore su 24.
IOM Italia, assistenza per rimpatri volontari e reinserimento.
Save the Children, supporto a minori vittime di tratta.
UNHCR Italia, protezione internazionale e orientamento legale.
Per approfondire come questo sistema colpisce le donne, leggi anche il mio articolo sulla tratta e lo sfruttamento femminile in Europa.
Il lato oscuro dell’Europa: storie invisibili di donne in catene

Tiriamo le somme
Oggi abbiamo affrontato una violenza silenziosa che non compare nelle statistiche e raramente finisce sui giornali. È il dolore di una madre a Dakar quando riceve una telefonata nel cuore della notte, sente la voce di suo figlio spezzarsi dal dolore, e una voce fredda le dice quanto deve pagare per farlo smettere. È quella di un padre che vende il terreno di famiglia, si indebita con i vicini e aspetta, senza poter dire nulla a nessuno, per paura che le cose peggiorino. Queste famiglie non hanno fatto nulla di sbagliato. Hanno solo amato qualcuno. Abbastanza da sperare in un futuro migliore per lui. E quella speranza, quei maledetti trafficanti l’hanno trasformata in una merce, in un video da inviare su WhatsApp.
Questa volta, sento di chiudere così
“Ho sentito il dovere, dentro di me, che parlare di queste povere famiglie senegalesi sotto ricatto, fosse un tema che non poteva essere ignorato. Se non altro lo ritengo un atto di rispetto verso chi soffre in silenzio. Per chiudere, credo fermamente che ogni persona che legge, che si indigna, che condivide, possa diventare parte di un’opposizione silenziosa ma necessaria contro chi ha deciso che una vita umana vale quanto un riscatto. I ricatti fatti a queste famiglie senegalesi non sono una storia lontana. Accade oggi, mentre leggi.”
“Dopo aver letto di questa triste vicenda, cosa provi? E soprattutto, pensi che l’informazione possa davvero fare la differenza per chi vive intrappolato in questo sistema?”
Luca Muzi
Narni 📍

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