Luca nel laboratorio di Dexter

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L’attentato al sarin di Tokyo: come una setta trasformò la metropolitana in un’arma
Tempo di lettura 6 min

Tokyo, 20 marzo 1995, ore 7 del mattino. Migliaia di persone si accalcano nei vagoni della metropolitana. Nessuno nota i cinque uomini che, quasi contemporaneamente su linee diverse, lasciano cadere dei sacchetti avvolti in giornale e li forano con la punta di un ombrello. Nel giro di pochi minuti, l’aria stessa diventa un’arma. Chi era seduto accanto a quei sacchetti non lo saprà mai, ma ha appena respirato sarin, uno dei gas nervini più letali mai creati dall’uomo. E dietro quell’attacco non c’è un commando straniero, non c’è una cellula jihadista. Stiamo parlando di Aum Shinrikyo, una setta religiosa nata undici anni prima in una palestra di yoga.

Il profeta cieco che si credeva un dio

Shoko Asahara, nato Chizuo Matsumoto, parzialmente cieco fin dalla nascita, non aveva nulla dell’immagine classica del leader carismatico. Eppure riuscì a convincere decine di migliaia di persone, molte delle quali laureate, brillanti, probabilmente deluse da un Giappone iper-competitivo e forse senz’anima, che lui fosse un’incarnazione divina. Fondò Aum Shinrikyo nel 1984 mescolando yoga, buddhismo, induismo e le profezie di Nostradamus in un cocktail spirituale su misura per chi cercava un senso in un mondo che sembrava correre verso il baratro.


E se quel “baratro” non fosse stato soltanto una metafora? Per Asahara aveva una data precisa: l’Armageddon era imminente e solo lui sosteneva di poter guidare i suoi seguaci verso la salvezza. Attorno a questa ossessione, la setta costruì un impero reale: aziende tecnologiche, ristoranti, laboratori, e un patrimonio stimato in centinaia di milioni di dollari, spesso ottenuto convincendo i nuovi adepti a cedere ogni loro bene al gruppo.

Da un centro yoga a un arsenale chimico

La storia, cari lettori, ci insegna che c’è un momento in ogni setta “apocalittico”, in cui la fede smette di bastare a se stessa e chiede di trasformarsi in azione. Per Aum, quel momento arrivò quando Asahara decise che non bastava predicare la fine del mondo: bisognava prepararsi a ciò che sarebbe venuto dopo. Reclutò chimici e ingegneri usciti dalle università più prestigiose del Giappone e li mise al lavoro nella produzione di gas sarin, VX e altri agenti letali, in laboratori nascosti dentro i complessi della setta. Nel giugno 1994, un camion della setta rilasciò una nube di sarin nei pressi delle abitazioni di alcuni giudici che stavano processando il gruppo, a Matsumoto. Morirono sette persone e cinquecento furono intossicate. La polizia, incredibilmente, non collegò l’episodio ad Aum.

La mattina che cambiò il Giappone

Alle 8 del mattino del 20 marzo 1995, Tokyo sembrava vivere una giornata come tante. Migliaia di persone affollavano le banchine della metropolitana per raggiungere il lavoro, immerse nella frenesia dell’ora di punta. Nessuno immaginava che di lì a pochi minuti, la capitale sarebbe stata teatro del più grave attentato terroristico nella storia del Giappone del dopoguerra.
Cinque uomini salirono su altrettanti convogli diretti verso Kasumigaseki, il cuore amministrativo del Paese, dove hanno sede ministeri e uffici governativi. Non erano passeggeri qualunque. Portavano con sé sacchetti contenenti gas nervino sarin, un’arma chimica capace di uccidere in pochi minuti.


Quando i sacchetti vennero perforati, il liquido iniziò a evaporare, trasformandosi in una nube invisibile e letale. All’inizio nessuno capì cosa stesse accadendo. Alcuni sentirono bruciare gli occhi, altri iniziarono a tossire, a perdere la vista, a respirare con difficoltà. Poi arrivarono le convulsioni, gli svenimenti, il panico. I treni continuarono la loro corsa, trasportando inconsapevolmente il veleno da una stazione all’altra e trasformando la metropolitana di Tokyo in una trappola mortale.


Il bilancio ufficiale fu di 13 morti e oltre 5.000 persone che dovettero ricorrere alle cure mediche, centinaia delle quali riportarono conseguenze gravissime.
Nei giorni successivi, il Giappone reagì con una delle più grandi operazioni di polizia della sua storia. Migliaia di agenti perquisirono le basi della setta responsabile dell’attentato, scoprendo laboratori clandestini per la produzione di armi chimiche, tonnellate di sostanze pericolose e persino un elicottero militare russo acquistato dal gruppo. Più le indagini avanzavano, più emergeva una realtà inquietante: quello del 20 marzo non era stato il gesto folle di pochi fanatici, ma il risultato di un progetto preparato con metodo, risorse e una determinazione che aveva sfiorato scenari ancora più catastrofici.

Va anche precisato che il sarin utilizzato non era nemmeno puro. Gli investigatori stabilirono che aveva una concentrazione relativamente bassa. Se il gas fosse stato prodotto con una purezza maggiore, il numero delle vittime avrebbe potuto essere enormemente superiore.

Cosa è verità e cosa è diventato mito

Attorno a Aum Shinrikyo si è costruita, negli anni, una narrazione che mescola fatti documentati e suggestioni mai provate. È vero che la setta aveva basi operative in Russia e legami con ambienti militari e politici locali. È vero che tentò, fallendo, di procurarsi armi biologiche come il bacillo del carbonchio. È vero che progettò ulteriori attacchi, mai portati a termine.
Meno solide sono le voci, circolate all’epoca, su presunti finanziamenti da potenze straniere o coinvolgimenti diretti di apparati statali esteri. Probabilmente è proprio questo il dettaglio più inquietante: non serve una cospirazione globale per produrre un’arma di distruzione di massa. Come abbiamo appena visto, bastano fanatismo, denaro e la disponibilità di menti brillanti pronte a mettersi al servizio dell’orrore.

Il processo e la fine di Asahara

Asahara fu arrestato nel maggio 1995, scovato rannicchiato in una stanza segreta del quartier generale della setta. Seguì un processo lungo quasi otto anni, che ricostruì nel dettaglio la catena di comando interna e il ruolo degli scienziati coinvolti nella sintesi del sarin. Fu condannato a morte nel 2004; la sentenza fu eseguita nel luglio 2018, insieme a quella di altri dodici membri di vertice del gruppo.
Oggi, sotto il nome di Aleph, alcuni gruppi eredi di Aum Shinrikyo continuano a esistere, monitorati a vista dalle autorità giapponesi. Qui abbiamo la riprova che certe ideologie non muoiono con i loro fondatori.

Tiriamo le somme

Personalmente ho trovato davvero sconvolgente questa storia. Quella mattina, sulla metropolitana di Tokyo, c’erano persone come noi. Gente che andava al lavoro, che pensava alle bollette da pagare o a cosa preparare per cena. Nessuno di loro aveva fatto nulla di male. Eppure si sono ritrovati a respirare un veleno, senza motivo, senza preavviso.
Credo che oggi, a distanza di anni, sia facile leggere questa storia come un fatto lontano, quasi un film. Ma non vanno dimenticate le famiglie, che hanno perso una persona cara in un istante, e sopravvissuti che ancora oggi convivono con dolori fisici e paure che probabilmente non passeranno mai.


Ho deciso di raccontare questa storia perché non parla solo di terrorismo. Parla di come il fanatismo possa trasformare persone comuni in strumenti di morte e di quanto sia importante non smettere mai di pensare con la propria testa.
Chi non è sopravvissuto merita di essere ricordato non solo come una vittima, ma come una persona che quella mattina aveva semplicemente il diritto di andare al lavoro, tornare a casa e continuare a vivere la propria vita.

DPIL (Domanda per il lettore 🤓)

“Secondo voi, cosa può spingere persone colte e altamente istruite a mettere il proprio talento al servizio di un’organizzazione criminale? Il fanatismo basta a spiegare tutto o entrano in gioco anche altri fattori?”

Luca Muzi

Castel Viscardo 📍

Luca nel laboratorio di Dexter

Fonti

  • Enciclopedia Britannica
  • Wikipedia
  • Archivi giornalistici EBSCO Research Starters
  • PubMed, studi medici sulle conseguenze dell’attacco al sarin
  • History.com
  • Conflicted History (archivio storico)

18 risposte a “L’attentato al sarin di Tokyo: come una setta trasformò la metropolitana in un’arma”

  1. Avatar Laura Chiarina

    Grazie per questo Articolo. Sempre interessanti i Tuoi scritti. Buona giornata.

    1. Avatar Luca Muzi

      Grazie di cuore per essere sempre presente e per le belle parole Laura! Un caro saluto e buona giornata anche a te! 🙏

  2. Avatar Alessandro M.

    Sarebbe interessante indagare perché i gruppi rimasti si sono dati come nome proprio Aleph (א)…

    1. Avatar Luca Muzi

      Che spunto interessante, Alessandro!
      ​Il nome “Aleph” (la prima lettera dell’alfabeto ebraico) è stato scelto nel 2000 per dare l’idea di un “nuovo inizio” e prendere le distanze dai crimini del passato, ma richiama anche concetti di unità e spiritualità tipici della loro dottrina.
      ​Grazie per aver sollevato questo dettaglio, è davvero emblematico! 🙏

  3. Avatar asamoyosi

    Anch’io trovo indimenticabile questo episodio: è stato davvero scioccante. Mi ha fatto comprendere quanto possano essere vulnerabili gli esseri umani. Quando una persona entra a far parte di un gruppo fanatico, la sua capacità di giudizio razionale svanisce completamente. Proprio la persona che aveva fomentato la situazione si è dileguata, dandosi alla macchia non appena è intervenuta la polizia. Ho toccato con mano la natura aberrante di tali sette. Il Giappone deve affrontare un’altra questione irrisolta: la Chiesa dell’Unificazione. Questa organizzazione ha stretto legami con l’establishment politico facendo leva su un comune sentimento anticomunista, instaurando un rapporto di reciproco vantaggio. Anche questo ha causato sofferenze indicibili alle famiglie degli adepti. L’assassinio del Primo Ministro ne è stato la conseguenza estrema. Sembra che, una volta coinvolte in gruppi così fanatici, le persone perdano ogni senso della ragione e della realtà. Mentre il Giappone ha vissuto questi due episodi, mi chiedo quale sia la situazione nel resto del mondo. Si tratta di fragilità umana o forse di precarietà dell’esistenza? Più ci rifletto, più la cosa mi appare terrificante.

    1. Avatar Luca Muzi

      Grazie mille per questa riflessione davvero ricca e profonda. Hai toccato un punto fondamentale: la fragilità della psiche umana di fronte al fanatismo. Quando l’identità individuale viene del tutto assorbita dal gruppo, la capacità critica purtroppo si azzera, a prescindere dal livello di istruzione. ​Il richiamo alla Chiesa dell’Unificazione e alle sue ripercussioni nella politica giapponese recente è un perfetto esempio di come queste dinamiche non appartengano solo al passato, ma continuino a segnare la società. Credo che si tratti proprio di una combinazione di precarietà esistenziale e del bisogno, a volte disperato, di certezze. Un tema davvero terrificante su cui continueremo sicuramente a interrogarci

      1. Avatar asamoyosi

        🙏

  4. Avatar Le perle di R.

    Il bisogno di appartenere a qualcosa, di fare parte di un gruppo spesso porta ad azioni contrarie al nostro essere. E se ci aggiungiamo il talento e la fortuna di poter realizzare qualsiasi cosa si voglia; nonché il potere, è un attimo cadere in certe trappole. L’istruzione, come l’avere un’ottima posizione professionale non cancella il senso di solitudine, anzi! A volte lo amplifica.

    1. Avatar Luca Muzi

      Hai centrato in pieno il punto. Spesso tendiamo ad associare la vulnerabilità all’assenza di strumenti culturali o professionali, ma la solitudine e il bisogno di appartenenza non fanno distinzioni. ​Anzi, come dici tu, le posizioni di alta responsabilità o contesti molto competitivi possono persino amplificare quel senso di isolamento, rendendo le persone prede perfette per chi promette una “missione” o un senso più alto. Grazie per questo bellissimo spunto! 🙏

  5. Avatar Evaporata

    E adesso, anche senza far parte di una setta, qualunque passante per strada può nascondere in sé uno stragista, purtroppo ne abbiamo tristi esempi.

    1. Avatar Luca Muzi

      ​È una considerazione amara ma tristemente vera. Quando viene meno l’empatia e l’altro smette di essere visto come una persona, chiunque può trasformarsi in una minaccia. Ed è proprio per questo che è così importante parlarne e non abbassare mai la guardia sull’importanza del pensiero critico.

  6. Avatar maxilpoeta

    E’ difficile capire cosa possa passare per la mente di certi criminali, qui in Italia c’era ad esempio il caso di Una Bomber, è andato avanti anni distruggendo vite senza alcun legame. Anche qui ci sono state sette che proclamavano la fine del mondo, secondo me la mente umana può essere plasmata da altre menti capaci di avere su di loro un potere maggiore, per cui tecnicamente siamo tutti a rischio. Interessante come tutti i tuoi articoli, ti leggo sempre molto volentieri 👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏

    1. Avatar Luca Muzi

      Ti ringrazio davvero per la stima e per leggermi sempre con così tanto interesse!
      ​L’esempio di Unabomber azzecca il punto: la sensazione di imprevedibilità rende questi fatti ancora più inquietanti. E la tua riflessione sulla plasmabilità della mente è sacrosanta, è proprio lì che risiede la vera pericolosità di certe dinamiche. Un abbraccio Max!

  7. Avatar Vincenza63

    Grande Luca. Racconti sempre storie ai più sconosciute. A me lo era, una realtà spaventosa!

    1. Avatar Luca Muzi

      ​Grazie mille, Vincenza! È proprio questo l’obiettivo: riportare alla luce storie dimenticate ma che ci dicono molto su come funziona il mondo e la mente umana. Un caro saluto! 😊

      1. Avatar Vincenza63

        Ricambio di cuore ❤

    1. Avatar Luca Muzi

      Grazie mille 🙏

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