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Gli zombie dell’eroina in Afghanistan: la crisi che il mondo ignora

Camminano lentamente, con gli occhi vuoti e il corpo ridotto a pelle e ossa. Si radunano sotto i ponti, dormono tra i rifiuti nelle periferie di Kabul. Sono gli zombie dell’eroina in Afghanistan: uomini e donne consumati dalla dipendenza, invisibili al mondo intero. Non sono fantasmi. Sono esseri umani travolti da decenni di guerra, povertà e da una delle crisi di droga più devastanti del pianeta.

L’origine degli zombie dell’eroina in Afghanistan: la fabbrica dell’oppio

Per provare a comprendere la tragedia degli zombie dell’eroina in Afghanistan, occorre partire da un dato fondamentale. L’Afghanistan è il primo produttore mondiale di oppio, un mercato che vale da solo circa il 10% del PIL del Paese. (Fonte Sky TG24) Per decenni i campi di papavero hanno dominato le province meridionali, trasformando l’Afghanistan in uno dei principali centri del narcotraffico globale.
I talebani con il tempo, hanno compreso che la vendita del prodotto finito è molto più remunerativa della sola coltivazione. Laboratori e raffinerie sono presenti praticamente ovunque, e le autorità corrotte lucrano su ogni gradino della catena dell’oppio.  (Fonte Startmag) In questo sistema, il papavero non è solo una pianta. È una valuta, una fonte di sopravvivenza per i contadini e una reale miniera d’oro per chi controlla questo traffico.

Il ponte di Pul-e-Sukhta: l’inferno sotto Kabul

Nel cuore della capitale afghana esiste un luogo che rappresenta meglio di qualsiasi statistica la tragedia degli zombie dell’eroina in Afghanistan. Sotto il ponte Pul-e-Sukhta, centinaia di persone (di tutte le età), a volte così deperiti da sembrare giovani vecchi, trascorrono le loro giornate dipendenti dalla droga. C’è chi scalda l’eroina sulla stagnola, chi si stringe la cintura dei pantaloni intorno al braccio per gonfiare la vena, altri che fumano cristalli di metanfetamina con pipe di vetro. (Fonte InsideOver) Questi non sono delinquenti. Sono sopravvissuti di una guerra durata quarantacinque anni.

Quattro milioni di vittime invisibili

Gli zombie dell’eroina in Afghanistan non sono assolutamente un fenomeno marginale. Sono una catastrofe di massa silenziosa. È inquietante apprendere che il consumo di droga riguarda quattro milioni di persone (un decimo della popolazione afghana). La violenza di 45 anni di conflitto e la disperazione per la terribile situazione economica sono, senza dubbio, spinte importanti verso la dipendenza. Il prodotto abbonda ed è a buon prezzo: una dose di eroina costa solamente tre dollari. (Fonte Avvenire) L’accessibilità trasforma ogni persona vulnerabile in un potenziale dipendente. I soggetti dipendenti presentano corpi così magri da mostrare le ossa del costato, occhi infossati e una stanchezza infinita. Quasi tutti confidano di aver iniziato a usare l’eroina perché senza lavoro e senza prospettive. (Fonte InsideOver)

La doppia morale dei talebani verso gli zombie dell’eroina in Afghanistan

La posizione dei talebani rispetto agli zombie dell’eroina in Afghanistan è profondamente contraddittoria. Da un lato tassano il traffico di droga in modo scrupoloso, riscuotendo tributi per ogni carico di oppio e ogni chilo di eroina. (Fonte Aduc) Dall’altro predicano la purezza islamica e dichiarano guerra alle coltivazioni.
Dopo il ritorno al potere nel 2021, hanno annunciato il divieto del papavero. L’UNODC ha certificato un calo del 95% dei raccolti, con un crollo dell’offerta globale del 74% in dodici mesi. Un dato “apparentemente” straordinario, ma letto con estrema cautela dagli analisti. Sul fronte interno, la risposta ai tossicodipendenti è stata brutale. Dodicimila persone sono state rinchiuse in centri con una capienza massima di 2.000 posti, ammassate le une sulle altre, sieropositivi inclusi, per 45 giorni di internamento forzato. (Fonte Avvenire)

Un pericolo che arriva in Europa

La crisi degli zombie dell’eroina in Afghanistan non rimane dentro i confini del Paese. Quasi tutta l’eroina consumata nell’Unione Europea proviene dai papaveri afghani. (Fonte Europa Today) Le rotte del traffico attraversano Iran, Pakistan, Asia Centrale e Turchia, raggiungendo infine le strade europee.
Ora, con il crollo della produzione afghana, si apre uno scenario ancora più pericoloso. Secondo gli esperti ONU, l’eroina potrebbe essere sostituita da oppioidi sintetici più economici e letali, come il fentanyl, cinquanta volte più potente, o i nitazeni, ancora più devastanti. (Fonte Avvenire) Una crisi già enorme rischia di diventare una catastrofe globale.

Tiriamo le somme

Troppo facile chiamarli zombie. È una parola che crea distanza, che trasforma il dolore in spettacolo, che permette di guardare senza sentire davvero. Ma gli zombie dell’eroina in Afghanistan sono padri che hanno perso un figlio in guerra, ragazzi che non hanno mai conosciuto la pace, donne che cercano un sollievo impossibile da trovare altrove.
Ogni persona accasciata sotto un ponte di Kabul ha un nome e una storia personale. Ha amato qualcuno. Ha avuto paure e sogni. La droga, come troppo spesso accade, ha riempito il vuoto lasciato da decenni di abbandono collettivo, da parte dei governi, della comunità internazionale, del mondo intero.
Chiamarli zombie significa scegliere di non vederli. Riconoscerli come esseri umani è il primo, piccolo e necessario, atto di giustizia che possiamo compiere da lontano. Queste storie mi fanno rifletto su quanto, in un certo senso siamo fortunati. Per chiudere questo contenuto, ho un quesito da porvi:

“Se il mondo ti togliesse tutto, cosa ti resterebbe oltre al bisogno di non soffrire più?”

Luca Muzi

Castel Viscardo 📍

Vi invito a leggere il mio articolo sulla crisi del Fentanyl in Canada 😊

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