Luca nel laboratorio di Dexter

Conoscere il mondo per cambiarlo

Dietro lo schermo vuoto: il giorno in cui il laboratorio è diventato un fantasma digitale
Tempo di lettura 5 min

Mi sveglio, apro il computer, controllo le statistiche come faccio ogni mattina. Ore di scrittura, ricerche, inchieste che mi sono costate tempo ed energie, diventate invisibili nel giro di poche settimane.
Non è stato un errore che ho potuto correggere. Non è arrivato un avviso che ho potuto contestare. È stato come sbattere contro un muro invisibile. Un algoritmo che non risponde a nessuno ha iniziato a limitare la diffusione dei miei contenuti proprio dopo aver affrontato temi scomodi che ritenevo necessario raccontare.
Il calo non è stato graduale, né casuale.

Me ne sono accorto in modo netto proprio nei momenti in cui ho scelto di usare parole più dirette. Più la realtà raccontata diventava scomoda, più la diffusione crollava. Una coincidenza che, a forza di ripetersi, ha smesso di sembrarmi tale.
Se un sistema automatico può cancellare la voce di chi scrive in modo indipendente, senza un dialogo, senza un volto dietro la decisione, mi ha portato a farmi una domanda che non riesco a togliermi dalla testa: chi decide davvero chi ha diritto di esistere online? E soprattutto, può ancora dirsi umano, l’essere umano che subisce tutto questo in silenzio, senza reagire?

Il fatto

Vedere crollare il proprio lavoro nel silenzio più totale fa male. Non ci sono spiegazioni, solo notifiche fredde e grafici che scendono, come se le tue parole fossero finite in un buco nero.

​Dietro lo schermo non c’è nessuno. C’è solo una logica invisibile che non accetta repliche. Tu passi le ore a curare un articolo, a verificare i fatti, a metterti nei panni di chi quella storia la vive sulla pelle. Poi arriva una formula e, in un secondo, decide di oscurarti. Non perché il pezzo non valga, ma solo perché non risponde alle regole del mercato.

La vera frustrazione è l’impossibilità di difendersi. Non puoi alzare il telefono, non puoi parlare con una persona in carne e ossa. C’è solo un meccanismo cieco che cancella, tira dritto e ti lascia lì, da solo, con il dubbio più logorante: è solo un caso o dà fastidio la verità?

La sottile linea della censura silenziosa degli algoritmi.

C’è una domanda che mi pongo da quando ho iniziato a vedere il drastico calo dei numeri e nessun nuovo iscritto: perché un blog indipendente come il mio improvvisamente inizia a soffrire?
Indagando, cercando in rete e soprattutto trovando riscontro e confronto con altri blogger, ho trovato quella che potrebbe essere la risposta: l’algoritmo. Esso premia chi si omologa, chi insegue il clickbait, chi monetizza l’attenzione con contenuti spesso molto sterili che si replicano all’infinito. Quello che personalmente mi ha infastidito è che quando ho tentato di fare inchiesta, a parlare di temi reali, crudi, sociali, di quelli che disturbano veramente, ho avuto la sensazione di essere stato penalizzato perché gli argomenti trattati risultavano scomodi o difficili da classificare per i sistemi automatici, oppure perché non rientravano perfettamente nelle linee guida imposte dalle piattaforme, a causa delle parole e degli argomenti trattati.
Tutto questo, per me, ha il sapore di una censura silenziosa degli algoritmi. Non bandisce e non vieta: semplicemente, rende invisibili. Ed è proprio questa invisibilità silenziosa, priva di motivazioni e di responsabili, la forma di controllo più efficace che esista oggi, per chi come molti di noi cercano di raccontare tutti i colori del nostro pianeta.

La resistenza: lo sbarco altrove

Davanti a questo muro, la mia reazione non può essere fermarmi. Chi scrive per raccontare, non per vendere, ha il dovere di denunciare la censura silenziosa degli algoritmi. Per questo, da oggi, sbarco anche su Tumblr, un altro canale, un’altra porta aperta, perché nessun algoritmo possa decidere da solo chi merita di essere letto.
A chi mi legge, e nel tempo ha apprezzato i miei contenuti, l’appello è semplice: cercate i miei contenuti, non aspettate che sia un algoritmo a mettervelo sotto il naso. Andate a cercare le voci che vi interessano, salvatele, condividetele, tornateci. Sostenere quella che io chiamo “diffusione indipendente” e i blog personali con un click, una condivisione, un segnalibro, non è un gesto piccolo. Credo che ad oggi, sia un metodo reale per impedire che queste voci vengano spente per sempre.

Il motto che non cambia

Il mio blog nasce con un’idea semplice, che ripeto a me stesso ogni volta che apro la pagina bianca: conoscere il mondo per cambiarlo. Non si cambia ciò che si ignora, e non si conosce davvero un fenomeno raccontandolo solo nelle sue parti comode, accettabili, digeribili. Serve parlare anche di ciò che è crudo, scomodo, difficile da guardare, perché è proprio lì che si nasconde la parte di realtà che gli altri preferiscono lasciare nell’ombra, raccontandolo a volte anche con parole dure.
Potranno ridurne la visibilità. Potranno penalizzarlo, nasconderlo nei risultati, farlo sparire dalle ricerche. Ma c’è una cosa che nessun algoritmo potrà mai decidere al posto mio: quando smettere. Quella scelta resta solo mia, e non la farò sulla base di un punteggio matematico che non sa distinguere un’inchiesta da un contenuto vuoto.

Tiriamo le somme

Chi scrive per raccontare il mondo, e non per compiacere un sistema, lo fa sapendo che il prezzo da pagare può essere il silenzio. Se sei arrivato fino a qui, fai già parte della resistenza di cui parlo in questo contenuto. Ogni lettore che mi cerca attivamente, che condivide, che torna a leggere senza aspettare che sia una macchina a deciderlo per lui, tiene viva una voce che altrimenti rischierebbe di spegnersi. E questo, in un’epoca che misura tutto in click e conformità, per me vale più di qualsiasi algoritmo.

Oggi ho deciso di cambiare genere di racconto perché anche questo andava raccontato. Nonostante il blocco quasi totale degli iscritti da qualche mese, chi ci sta da prima continua a leggere, commentare e confrontarsi anche via mail, e per questo vi ringrazio infinitamente. Il nostro laboratorio non indietreggerà di una virgola, perché grazie anche a voi continueremo a conoscere il mondo per cambiarlo.

Se ti ritrovi in queste parole, aiutami a diffonderle condividendo il post.”

DPIL (Domanda per il lettore 😊)

“Fino a che punto ti fidi di quello che ti mostra uno schermo?”

Luca Muzi

Castel Viscardo 📍

Luca nel laboratorio di Dexter

Tumblr

14 risposte a “Dietro lo schermo vuoto: il giorno in cui il laboratorio è diventato un fantasma digitale”

  1. Avatar elyas

    oh, beh. la risposta migliore è sempre un “chissene”. non credo abbia senso scrivere “in favor d’algoritmo”, ne ha molto di più scrivere per chi scrive.

    mi spiego peggio: se i giornali fossero davvero fatti per i lettori, allora sarebbero pieni di calcio e qli.

    se gli Ivano Fossati avessero voluto riempire gli stadi, allora avrebbero continuato a scrivere roba tipo La mia banda fuma il pot e, invece, fossati s’è messo a scrivere la musica che gli garbava accontentadosi di riempire i teatri. ma chi lo andava a vedere lo faceva per esserci, per fare parte di una storia per pochi.

    so che hai scritto qualcosa di più fine che, a tratti, diventa persino tutt’altro. ma si scrive per sé, se vuoi essere in cima ai renching, scrivi di gnagna, boccacicci, dei maneschin, delle boiate che dice la meloni o quelle che dice renzi. parla di ghei praid, della murgia, pubblica una poesia scritta da altri, un video di iutub fatto da altri. sarai uno dei tanti e chi ti legge si dimenticherà di te non appena la sua testa verrà assorbita da un nuovo scandalo, da un brano che su spotifai va per la maggiore, dal nuovo post di qualcuno figoappalla che, pensa un po’, il 21 giugno scrive un post scopiazzato sull’equinozio. che è lo zio di un cavallo, credo. (scusa)

    1. Avatar Luca Muzi

      Ti ringrazio davvero per questo commento. Confesso che alla prima lettura mi ha fatto sorridere e mi ha lasciato un po’ interdetto, ma credo di aver capito cosa volevi dire. In fondo mi stai ricordando una cosa importante: il valore di quello che scriviamo non si misura solo nei numeri. Se scrivessi per inseguire classifiche, trend o algoritmi, probabilmente questo blog sarebbe completamente diverso. Il paragone con Fossati mi è piaciuto proprio per questo. Meglio costruire nel tempo una piccola comunità di persone che scelgono di esserci, piuttosto che rincorrere l’attenzione di chi domani sarà già passato oltre. Ed è anche per commenti come il tuo che continuo a scrivere. Sapere che dall’altra parte ci sono lettori che leggono, riflettono e rispondono con la propria esperienza vale molto più di qualsiasi statistica. Grazie davvero per aver dedicato tempo e pensieri all’articolo ❤️

  2. Avatar elyas

    non ti ho ricordato nulla (mai mi sarei permesso) che tu non sapessi già. a me il tuo blog piace molto, poco importano le platee numerose. se dalla blogosfera togli i post sull’equinozio e quelli sulla notte di san giovanni, rimangono due ricette per la torta della nonna e poco altro.

    continua a produrre cose originali, il resto verrà da sé.

    1. Avatar Luca Muzi

      🙏❤️

  3. Avatar Le perle di R.

    Gli schermi sono come tante altre condizioni di vita: ci mostrano l’intrattenimento oscurando il serio, ciò che importa davvero; la scelta di cosa guardare, leggere, seguire però bisogna ricordare che spetta a noi.

    1. Avatar Luca Muzi

      È una riflessione che condivido molto. Proprio per questo apprezzo chi decide di dedicare qualche minuto a leggere temi meno “comodi” o meno popolari. Sapere che ci sono persone come te tra i miei lettori mi dà la motivazione per continuare 🙏

  4. Avatar Vincenza63

    Luca, io non mi fido.
    Anche io noto una cosa che mi irrita e mi delude: se scrivo un post sulla vita reale mia o sociale o politica le visite calano e i commenti pure. Se invece scrivo un buongiorno o buona serata si alzano e lo stesso l’ho notato in altri blog. Ugualmente accade per i reels su Facebook. Per esempio io seguo Matteo Gracis per i suoi contenuti riguardanti la protesta, però ho notato che anche lui si è occupato di filmati divertenti e ora riceve un sacco di commenti sul suo bel sorriso…
    Che dire? Hai assolutamente ragione!

    1. Avatar Luca Muzi

      Hai descritto perfettamente una contraddizione dei social di oggi. Un “buongiorno” spesso genera più interazioni di una riflessione sulla realtà che ci circonda. Per questo apprezzo ancora di più chi, come te, sceglie di fermarsi a leggere e confrontarsi su temi che meritano attenzione. Come al solito grazie davvero per il contributo 🙏

      1. Avatar Vincenza63

        Grazie a te Luca. Sei il benvenuto sul mio blog in qualsiasi momento.

      2. Avatar Luca Muzi

        🙏❤️

  5. Avatar vengodalmare

    Non mi fido per niente. Trovo molto interessanti i tuoi post. Grazie.

    1. Avatar Luca Muzi

      Ti ringrazio davvero. Commenti come il tuo mi ricordano che, anche quando certi argomenti sembrano interessare meno rispetto a contenuti più leggeri, c’è ancora chi ha voglia di leggere, riflettere e approfondire. Ed è per persone come te che continuo a scrivere 🙏

  6. Avatar maxilpoeta

    In effetti questa cosa degli algoritmi è veramente complessa, anche su Instagram di solito ti passano sempre certi tipi di post che in genere segui o che parlano dei tuoi viaggi. Se uno facesse un post completamente diverso dal solito probabilmente verrebbe indirizzato a pochi, solo coloro che cercano il contenuto in questione. Una riflessione che andrebbe fatta conoscere, molto interessante 👌👌👌👏👏👏👏👏👏👍👍👍👍👍👍👍

    1. Avatar Luca Muzi

      Concordo. Gli algoritmi sono utili, ma a volte rischiano di chiuderci in una bolla. Grazie per questa bella riflessione. 🙏

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