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Indonesia schiava delle sigarette: un paese intrappolato nel fumo
Tempo di lettura 4 min

L’Indonesia è il secondo mercato mondiale delle sigarette. Ogni anno, gli indonesiani bruciano oltre 300 miliardi di sigarette. Più della metà degli uomini adulti del paese fuma, una percentuale che non ha eguali tra le grandi nazioni del mondo. Non si tratta soltanto di una cattiva abitudine: il tabacco è diventato un pilastro economico, culturale e politico che il paese fatica a spezzare.

Fonte: Wikipedia

Le kretek: la sigaretta che ha conquistato un’intera nazione

Al cuore di questa dipendenza c’è la kretek, una sigaretta indonesiana ai chiodi di garofano. Il nome imita il tipico rumore che i chiodi di garofano producono durante la combustione. Nata alla fine dell’Ottocento come rimedio “popolare” contro l’asma, è diventata nel tempo un simbolo nazionale, parte dell’identità culturale del paese. Circa il 90% dei fumatori indonesiani sceglie la kretek, preferita alle sigarette tradizionali anche per il prezzo più accessibile. Contiene tabacco, chiodi di garofano tritati e spesso aromi aggiuntivi. Numerosi studi scientifici mostrano che, rispetto alle sigarette classiche, le kretek rilasciano livelli significativamente più alti di nicotina, catrame e monossido di carbonio.

Un’economia prigioniera del tabacco

Il tabacco non è solo cultura in Indonesia, ma un vero grande business. L’industria delle sigarette impiega quasi 6 milioni di persone, tra fabbriche e piantagioni, ed è considerata una vera colonna portante dell’economia nazionale. I vari governi che si sono succeduti hanno sempre protetto questo settore, consapevoli del peso elettorale e occupazionale che rappresenta. Nel 2018, il Ministero degli affari economici pubblicò una “tabella di marcia del tabacco” chiedendo esplicitamente di proteggere l’industria almeno fino al 2025. Un segnale inequivocabile: lo Stato sostiene l’industria del tabacco, un settore che genera ricchezza per pochi e malattia per molti.

La salute di un paese che tossisce

Il prezzo umano purtroppo è altissimo: ogni anno, oltre 250.000 indonesiani muoiono per malattie legate al tabacco. Eppure le sigarette si vendono ovunque: dai mercati vicino alle scuole, agli angoli delle strade. La pubblicità del tabacco è così onnipresente da essere affissa alle piccole botteghe di quartiere, come se fosse la cosa più normale del mondo. L’OMS segnala l’Indonesia tra i pochi paesi al mondo dove il consumo di tabacco è ancora in aumento, anziché in calo. Una triste eccezione in un mondo che, anche se lentamente, sta cercando di ridurre la dipendenza da nicotina.

Fonte: Cornell Chronicle

Le malattie del fumo: un catalogo di dolore

Il tabacco non uccide in un modo solo. In Indonesia le sigarette aprono le porte a un lungo elenco di patologie devastanti. Il fumo è la principale causa di tumore al polmone ed è anche la principale responsabile della broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), oltre a rappresentare uno dei più rilevanti fattori di rischio cardiovascolare: chi fuma ha un rischio di mortalità per coronaropatia nettamente superiore rispetto ai non fumatori.

Fonte: https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/fumo/quanti-sono-i-fumatori-nel-mondo

Non solo i polmoni

Le sostanze cancerogene del tabacco colpiscono anche la cavità orale, la gola, l’esofago, il pancreas, il colon, la vescica, il rene e il seno. In pratica, ogni boccata di fumo attraversa il corpo lasciando una scia di danni silenziosi, che emergono dopo anni o decenni.

Un paese che inizia presto

In Indonesia milioni di uomini iniziano a fumare nell’adolescenza, spesso prima dei quindici anni. Sono state identificate più di 20 patologie associate al fumo secondo l’OMS, in cui la gravità del danno è direttamente proporzionale alla quantità e alla durata dell’abitudine. Dietro ogni statistica comunque è importante ricordare che c’è un corpo che ha ceduto lentamente, anno dopo anno, sigaretta dopo sigaretta.

I bambini nelle piantagioni: il volto più oscuro

Dietro ogni sigaretta venduta c’è spesso un bambino che ha raccolto le foglie di tabacco. L’Indonesia è il quinto produttore mondiale di tabacco, con oltre 500.000 piantagioni in cui, secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, lavorano più di 1,5 milioni di minori tra i 10 e i 17 anni.
Human Rights Watch ha documentato come migliaia di bambini, alcuni di appena otto anni, lavorino nelle piantagioni esposti a nicotina, pesticidi e strumenti pericolosi sotto il sole cocente. Molti abbandonano la scuola per aiutare le famiglie. Non è una scelta: è purtroppo una necessità dettata dalla povertà. L’industria del tabacco (locale e multinazionale) ne trae profitto in silenzio, senza che quasi nessuno venga chiamato a rispondere.

Fonte: In Terris

Tiriamo le somme

C’è qualcosa di profondamente ingiusto in questa storia. I bambini che raccolgono tabacco sotto il sole non hanno scelto di essere lì. Gli uomini che fumano dall’adolescenza non hanno scelto liberamente la dipendenza: sono cresciuti in un paese dove la sigaretta è la normalità. Le famiglie che sopravvivono grazie alle piantagioni non hanno alternative economiche concrete. Credo che essi siano intrappolati tutti, ma proprio tutti, in un sistema costruito da altri, mantenuto da interessi enormi, e pagato con la salute di chi, come al solito, non ha voce. Dietro ogni dato c’è una persona. Un padre che tossisce e non sa smettere. Una bambina che non va a scuola perché deve lavorare nei campi. Una madre che conta i soldi e sceglie le sigarette perché costano meno di un medico.
Questo paese non è schiavo delle sigarette per pigrizia o ignoranza. Lo è perché né lo Stato, né il mercato, né la comunità internazionale ha ancora trovato il coraggio di mettere la vita delle persone davanti al profitto. Personalmente credo che quella scelta non verrà fatta, il problema continuerà a crescere e le vite delle persone a spegnersi. Questa nazione brucia lentamente, in silenzio, senza che quasi nessuno si fermi a guardare.

“Quante vite dovranno ancora spegnersi nel fumo prima che qualcuno decida che la salute delle persone vale più del profitto?”

Luca Muzi

Castel Viscardo 📍

7 risposte a “Indonesia schiava delle sigarette: un paese intrappolato nel fumo”

  1. Avatar Domenico Mortellaro
    Domenico Mortellaro

    Considerando che di solito certe piante hanno anche altri effetti, credo di capire il perchè.

  2. Avatar Vincenza63

    È una cosa talmente disumana da dare la nausea

    1. Avatar Luca Muzi

      Condivido 👍

  3. Avatar maxilpoeta

    Io invece non ho mai fumato in vita mia, la scelta migliore di sicuro 😉😉

  4. Avatar Suyitno Suyitno

    Yaah rokok kretek dari Indonesia dg campuran cengkehnya yang harum.

    1. Avatar Luca Muzi

      👍

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