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Fustigazione, pena di morte e crescita record: il paradosso Singapore

Singapore rappresenta uno dei casi più straordinari di trasformazione urbana e sviluppo economico del ventesimo secolo. Da piccolo porto coloniale a metropoli globale, questa città-stato ha elaborato un modello di gestione unico. Nel tempo ha attirato l’attenzione di studiosi e amministratori pubblici in tutto il mondo.

L’evoluzione del modello Singapore

Quando Singapore ottenne l’indipendenza nel 1965, si trovava ad affrontare sfide immense: mancanza di risorse naturali, territorio limitato, tensioni etniche e un fenomeno di elevata disoccupazione. Sotto la guida di Lee Kuan Yew, il paese intraprese una trasformazione radicale basata su alcuni pilastri fondamentali.
Il primo elemento fu la creazione di un’economia aperta orientata all’export, con importanti investimenti in infrastrutture e nell’attrazione di capitali stranieri. Singapore si trasformò rapidamente da centro manifatturiero a hub finanziario e tecnologico di livello mondiale. La pianificazione urbana divenne uno strumento centrale di questa strategia: il governo acquisì terreni per controllare lo sviluppo urbano, costruì abitazioni pubbliche di qualità attraverso il Housing Development Board e creò un sistema di trasporti pubblici molto efficiente.
Il secondo pilone fondamentale fu la meritocrazia nella pubblica amministrazione. Singapore investì nella formazione di una classe dirigente altamente qualificata e ben retribuita, riducendo drasticamente la corruzione attraverso controlli rigorosi e stipendi molto competitivi per i funzionari pubblici.
Il terzo elemento che ritengo molto interessante riguarda la gestione multietnica della società. Con una popolazione composta da cinesi, malesi, indiani e altre comunità, Singapore ha promosso politiche di integrazione, dall’uso di quattro lingue ufficiali alla distribuzione equilibrata dei gruppi etnici nei quartieri residenziali.

Fonte: Wikipedia

Il sistema delle sanzioni: rigore e controllo sociale

Ciò che rende Singapore particolarmente nota a livello internazionale è il suo sistema di sanzioni estremamente severo, che riflette un’idea di controllo basata sull’ordine pubblico e su quello sociale.
Le sanzioni più “famose” riguardano comportamenti che nel nostro paese sarebbero considerati infrazioni decisamente minori. Il divieto di masticare gomme da masticare, introdotto nel 1992, prevede multe salate per chi importa o vende chewing gum (con un’eccezione per le gomme terapeutiche dal 2004). Gettare rifiuti per strada può costare fino a 300 dollari singaporiani per la prima infrazione, con cifre crescenti per le recidive e addirittura l’obbligo di lavori socialmente utili indossando una pettorina ad alta visibilità.
Il sistema prevede sanzioni severe anche per atti vandalici: graffiare auto o imbrattare muri pubblici può comportare non solo multe pesanti, ma anche la fustigazione. Sì, stiamo proprio parlando di una punizione corporale, che ad oggi, è ancora applicata a Singapore. Questa sanzione, che prevede colpi di bastone di rattan, viene utilizzata per una serie di reati inclusi vandalismo, rapina, violenza sessuale e traffico di droga.
Vorrei soffermarmi su quello che riguarda il traffico di droga, possiamo dire che Singapore applica una delle legislazioni più severe al mondo. Il possesso di quantità anche modeste di sostanze stupefacenti può portare alla pena di morte, eseguita mediante impiccagione. Le leggi distinguono chiaramente tra le quantità considerate destinate al traffico e quelle per uso personale, va tuttavia precisato che le soglie sono molto basse rispetto agli standard internazionali.

Il sito internet mirygiramondo.com ci fornisce questa lista di sanzioni. Alcune di queste, riportate anche in chiave curiosa, mostrano quanto dettagliato sia il controllo sulla vita quotidiana

– Suonare strumenti in modo fastidioso senza talento.


– Far volare aquiloni o partecipare a giochi che ostacolano il traffico pedonale.


– Essere nudi in casa propria (fino a 3.000$ e 3 mesi di prigione).


– Dare da mangiare ai piccioni (1.000$ di multa).


– Usare il Wi-Fi altrui (fino a 10.000$ e 6 mesi di prigione).


– Fumare fuori dalle aree designate (multe fino a 1.000$).


– Sputare a terra o attraversare la strada fuori dalle strisce pedonali (multe fino a 2.000$ e 6 mesi di prigione).


– Urinare negli ascensori, controllati da rilevatori di urina (UDD).

Fonte: Singapore Police Force

Un Modello Controverso ma Efficace

Il modello Singapore solleva ovviamente molti interrogativi. I sostenitori sottolineano i risultati: bassissimi tassi di criminalità, strade pulitissime, servizi pubblici eccellenti, un’economia prospera e uno dei più alti standard di vita in Asia. La città-stato primeggia costantemente nelle classifiche internazionali per qualità della vita, competitività economica e facilità di fare impresa.
I critici invece evidenziano i costi in termini di libertà civili: limitazioni alla libertà di stampa, restrizioni al diritto di manifestare, controllo politico esercitato per decenni da un unico partito, e un sistema giudiziario che alcuni considerano eccessivamente punitivo. Le sanzioni corporali e la pena capitale rimangono particolarmente discutibili dal punto di vista dei diritti umani.
Singapore rappresenta dunque un caso che definirei “affascinante” e complesso.

Fonte: Tripadvisor
Tiriamo le somme

Guardando a Singapore, è difficile non provare “emozioni” contrastanti. Da un lato, è impossibile non ammirare ciò che questa piccola isola è riuscita a costruire partendo praticamente da zero: una società prospera dove le persone possono camminare sicure di notte, dove i servizi funzionano benissimo, dove la povertà è stata drasticamente ridotta e dove convivono pacificamente culture diverse.
Dall’altro, è naturale sentirsi a disagio di fronte a un sistema che punisce con la fustigazione o addirittura con la morte, che limita la libertà di espressione e che controlla così tanto la vita quotidiana dei cittadini. Per la maggior parte di noi, cresciuti in società dove la libertà è considerata un valore molto importante, alcuni aspetti possono apparire oppressivi.
Eppure, molti singaporiani, soprattutto quelli che hanno vissuto la trasformazione del paese, accettano queste limitazioni come parte di un “contratto sociale” che ha portato loro sicurezza, prosperità e opportunità. Altri, specialmente tra le nuove generazioni, chiedono invece maggiore apertura e libertà. Entrambe le prospettive meritano ovviamente ascolto e rispetto. Non me la sento di giudicare dall’esterno, perché andrebbero presi in considerazione una moltitudine di fattori, uno di questi è appunto il fatto che non viva lì. Credo comunque che i valori fondamentali di una persona debbano essere messi al primo posto senza se e senza ma.

Vi lascio il collegamento al sito internet myrigiramondo dove potete trovare molte curiosità su Singapore Link

E per chiudere vi allego il link di un video realizzato da NovaLectio, disponibile sulla piattaforma YouTube, dove si parla proprio di questo argomento Link

Singapore è, a tuo avviso, un esempio da seguire o un caso da guardare con cautela?

Luca Muzi

Narni 📍

11 risposte a “Fustigazione, pena di morte e crescita record: il paradosso Singapore”

  1. Avatar Papillon, fuga dall'isola del diavolo

    Ogni popolo e il suo governo sono figli della propria storia. Escludendo realtà estreme (cito Iran) se i cittadini vivino sereni e senza terrore, significa che il sistema funziona. Gli orientali, in generale e come altri popoli, sono così diversi da noi, che non ha senso giudicare. Io non trovo la multiculturalità, oggi sbandierata come valore, sempre positiva, anzi. Ma questo è un discorso lungo.

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  2. Avatar Livora Gracely

    What I appreciate most here is the restraint to resist easy judgment. The question that lingers for me is not whether Singapore “works,” but what kind of human formation such a system quietly produces over generations. Prosperity and safety are measurable; interior freedom and moral imagination are less so. Holding both questions together feels like the most honest posture.

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  3. Avatar ziokos

    “Non me la sento di giudicare dall’esterno, perché andrebbero presi in considerazione una moltitudine di fattori, uno di questi è appunto il fatto che non viva lì…”
    Idem👍

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  4. Avatar Ulisse

    Credo che la giusta via stia sempre nel mezzo. A Singapore sono estremamente severi, in Italia premiamo i delinquenti. Ecco, facciamo metà e metà. I delinquenti buttiamoli in cella, senza bisogno di fustigazioni o impiccagioni, però buttiamoceli.

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  5. Avatar baglio2013

    L’Asia in generale è un altro mondo. Cultura, tradizione, leggi, usi, consuetudine che non hanno nulla a che fare con le nostre.
    E detto questo, proseguirei con … “a ognuno le proprie cose e i propri usi”.
    Non esiste il multiculturialismo e Roma non potrà mai essere Singapore o Pechino. Meglio, molto meglio così!

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  6. Avatar Una mirada...

    Certo, non si può giudicare con leggerezza, ma… una sanzione pecuniaria per aver messo a repentaglio la salute pubblica non è la stessa cosa di leggi punitive che violano i diritti umani. Non importa se si tratti di Singapore o dell’Azerbaigian: i diritti umani sono universali.

    Cordiali saluti.

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  7. Avatar pensierini

    Cautela! E da non imitare! Far volare aquiloni è proibito?!

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    1. Avatar Luca Muzi

      Solo se ostacola il traffico pedonale 😃

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