Luca nel laboratorio di Dexter

Conoscere il mondo per cambiarlo

Kowloon Walled City: La città più densamente popolata e senza legge del mondo

Kowloon Walled City conosciuta anche come “Città Murata di Kowloon”, è stata uno dei fenomeni urbani più straordinari e controversi del ventesimo secolo. Non era semplicemente un quartiere degradato, ma un’anomalia giuridica e architettonica che ha ospitato fino a 50.000 persone in appena 2,6 ettari di superficie, rendendola il luogo più densamente popolato del nostro pianeta.

Fonte dell’immagine: Wikipedia

Le origini dell’anomalia

La storia della Città Murata inizia nel periodo della dinastia Qing, e fu costruita come distaccamento militare cinese. Dopo la cessione di Hong Kong agli inglesi nel 1898, quest’area rimase “tecnicamente” sotto sovranità cinese, creando un vero e proprio *vuoto legislativo. Né il governo britannico di Hong Kong né quello cinese esercitavano un controllo effettivo sul territorio. Questa incertezza legale permise alla città di svilupparsi completamente al di fuori di ogni regolamentazione urbanistica, sanitaria e di sicurezza.

*per i più curiosi, allego qui sotto il link del significato preciso di “vuoto legislativo”: Link

La vita nell’ombra eterna

All’interno della Città Murata, gli edifici crescevano senza alcuna pianificazione, aggrovigliandosi gli uni agli altri fino a formare un’unica massa architettonica continua. I palazzi raggiungevano fino a 14 piani e sorgevano così vicini tra loro che la luce del sole difficilmente raggiungeva i vicoli strettissimi. I residenti vivevano in una penombra praticamente permanente, muovendosi attraverso corridoi “labirintici” dove era incredibilmente facile perdersi anche per chi ci abitava da anni. È importante sottolineare che non esistevano sistemi fognari adeguati, acqua corrente regolare o raccolta dei rifiuti. I cavi elettrici, collegati illegalmente alla rete esterna, formavano chiaramente grovigli pericolosi che pendevano ovunque. Eppure, in questo caos apparente, si era sviluppata una società resistente con una propria economia: cliniche dentistiche e mediche non autorizzate, fabbriche tessili, macellerie, panetterie, saloni di bellezza e persino scuole.

Fonte dell’immagine: Wikipedia

Il lato oscuro: crimine e sfruttamento

Negli anni ’50 e ’60, la Città Murata divenne rifugio per le Triadi, le organizzazioni criminali cinesi. L’assenza di controllo da parte della polizia la trasformò in una sorta di paradiso per attività illegali: case da gioco, fumerie d’oppio, bordelli e fabbriche clandestine prosperavano nell’ombra di quei vicoli. Le condizioni lavorative erano spesso disumane: operai sfruttati 16 ore al giorno in ambienti pericolosi, con le vittime principali, donne, bambini e immigrati tra i più vulnerabili. Le donne erano costrette a prostituirsi, i bambini lavoravano nelle fabbriche illegali invece di andare a scuola e i lavoratori immigrati venivano sfruttati in condizioni praticamente di semi-schiavitù. Molti residenti non avevano invece altra scelta che vivere lì, essendo troppo poveri per permettersi alloggi altrove a Hong Kong.

Vi lascio l’approfondimento sul mondo delle triadi cinesi nel link a seguire: Link

Fonte dell’immagine: Wikipedia

Inattivita delle autorità

Per decenni, sia il governo britannico di Hong Kong che quello cinese adottarono una politica di non intervento. La complessità giuridica della situazione, insieme alla paura di creare possibili tensioni diplomatiche, paralizzò qualsiasi tentativo di regolamentazione. Quando la polizia britannica tentò occasionali raid negli anni ’70, incontrò una resistenza feroce e si trovò in un territorio dove la propria autorità era contestata. Solo negli anni ’80, dopo che le condizioni igieniche divennero un pericolo reale per la salute pubblica, i governi britannico e cinese trovarono finalmente un accordo. Nel 1987 fu annunciata la decisione di sgomberare e demolire definitivamente l’intera città. Ho trovato su YouTube due video molto interessanti che vi consiglio di vedere per approfondire:

Nel primo viene affrontata tutta questa storia in maniera eccellente dal canale Geographicstravel: Link

Nel secondo vengono mostrate dei video della città in questione, il contenuto è stato caricato dal canale SouthChinaMorningPost: Link

Tiriamo le somme

Dietro la curiosità architettonica di Kowloon Walled City si nascondono storie umane di sofferenza, forza e dignità negata. Erano persone che cercavano semplicemente di sopravvivere, spesso fuggite dalla povertà o dalla disperazione. Hanno costruito comunità, cresciuto famiglie e cercato di ritagliarsi una vita “normale” in condizioni praticamente impossibili. Le vere vittime non furono solo coloro che subirono sfruttamento incondizionato e criminale. Basti pensare a tutti quei poveri bambini cresciuti senza vedere mai il sole, quelle famiglie che vivevano in stanze di pochi metri quadrati, e tutti quegli anziani che passarono i loro ultimi anni in condizioni indegne. Ritengo che in quel luogo, ci sia stato un vero e proprio fallimento da parte dei due governi che, per comodità diplomatica, probabilmente permisero che decine di migliaia di persone vivessero al di fuori della protezione dello Stato. Cosa che dovrebbe sempre essere garantita ai propri cittadini. La storia di Kowloon Walled City ci ricorda che dietro ad ogni area di incertezza legale, ci sono sempre persone reali con diritti fondamentali che meritano rispetto. È un monito su cosa accade quando l’indifferenza istituzionale incontra la vulnerabilità umana. Se nascesse oggi, verrebbe tollerata, repressa o strumentalizzata?

Luca Muzi

Castel Viscardo 📍

7 risposte a “Kowloon Walled City: La città più densamente popolata e senza legge del mondo”

  1. Avatar Gaia Zol
    Gaia Zol

    Wow! Che storia! Non ne avevo mai sentito parlare, grazie per averla condivisa.

    Piace a 2 people

    1. Avatar Luca Muzi

      Ti ringrazio tanto 🙏

      Piace a 1 persona

  2. Avatar guido arci camalli

    Grazie mille molto interessante

    Piace a 2 people

  3. Avatar Livora Gracely

    What unsettled me most was not the density itself, but the way these images carry the weight of lives lived without margin. Seeing the structures, I couldn’t help recalling recent fires that left real people trapped and lost—though I don’t know if these buildings are connected to that tragedy, the visual echo is haunting. Your piece holds that discomfort without exploiting it, and reminds us that when systems fail or disappear, it is human vulnerability that burns first.

    Piace a 3 people

Scrivi una risposta a Mary K. Doyle Cancella risposta

Recent posts