La disinformazione sui social network è diventata una delle sfide più urgenti del nostro tempo. Ciò che un tempo richiedeva “strutture organizzate” oggi può essere creato e diffuso da chiunque abbia uno smartphone e una connessione internet. Questo libero accesso all’informazione pur portando benefici, ha anche spalancato le porte a una diffusione di notizie false, teorie del complotto e verità distorte.
Il Problema della Disinformazione
I social media hanno trasformato radicalmente il modo in cui elaboriamo le informazioni. Gli algoritmi che governano piattaforme come Facebook, X, TikTok e Instagram sono progettati per ottimizzare il coinvolgimento degli utenti, favorendo contenuti che suscitano reazioni emotive forti. Purtroppo, le notizie false tendono a generare più engagement rispetto a quelle verificate: uno studio pubblicato sulla rivista “Science” nel 2018, ha dimostrato che le informazioni false si diffondono sei volte più velocemente di quelle vere. Come da tradizione, vi lascio il link allo studio in fondo al paragrafo. Ora torniamo a noi. Queste fake news innescano un circolo vizioso molto pericoloso. Le persone vengono intrappolate in “bolle informative” dove vedono principalmente contenuti che confermano le loro convinzioni già esistenti. Il fenomeno è noto come “pregiudizio di conferma”. La ripetizione costante di determinate storie, anche se false, può renderle credibili agli occhi di molti.
Ecco il link dello studio di cui abbiamo parlato prima: https://www.science.org/doi/10.1126/science.aap9559

Le Conseguenze Reali
Le conseguenze della disinformazione non sono solo virtuali, ma si traducono in eventi tragici nel mondo reale. Durante la pandemia di COVID-19, la diffusione di teorie del complotto sui social ha portato migliaia di persone a rifiutare vaccini e trattamenti medici efficaci, contribuendo a prolungare l’emergenza sanitaria. Alcuni hanno seguito “cure” pericolose promosse online, come l’assunzione di candeggina, con conseguenze talvolta fatali.
Il ministero della salute ha rilasciato una lista di tutte le bufale al link: https://www.salute.gov.it/new/it/tema/covid-19/covid-19-attenti-alle-bufale
Nel 2021, l’assalto al Campidoglio degli Stati Uniti è stato alimentato da mesi di disinformazione sui social riguardo presunti imbrogli elettorali. Migliaia di persone, convinte dai racconti falsi diffusi online, hanno partecipato all’attacco. Risultato? Morti, feriti e un’onda d’urto che ha scosso la democrazia americana.
Altre informazioni sono disponibili al seguente link: https://it.wikipedia.org/wiki/Assalto_al_Campidoglio_degli_Stati_Uniti_d%27America_del_2021
In Myanmar, la disinformazione diffusa su Facebook ha contribuito ad alimentare l’odio etnico contro la minoranza Rohingya, sfociando in quello che le Nazioni Unite hanno definito un genocidio. Campagne coordinate di fake news hanno dipinto i Rohingya come una minaccia esistenziale. In futuro comunque, approfondiremo senza ombra di dubbio questa tragica storia.
Per ora vi allego l’ottimo articolo di Marina Castellaneta, pubblicato sul suo sito internet: https://www.marinacastellaneta.it/blog/ruolo-dei-social-media-nel-genocidio-dei-rohingya-vittoria-del-gambia-dinanzi-ai-giudici-usa.html

Chi Crea la Disinformazione e Perché
Ora veniamo al nocciolo della questione. I creatori di disinformazione non sono un gruppo compatto, ma includono diversi attori con motivazioni differenti:
- Figure statali e operazioni di influenza: Governi e agenzie di intelligence utilizzano la disinformazione come strumento geopolitico. Fattorie di troll (sì, è proprio il nome tecnico) e bot coordinati creano narrazioni false per mettere in crisi gli avversari, influenzare elezioni o seminare divisioni sociali. Piccola precisazione: per fattorie di troll si intendono organizzazioni coordinate che utilizzano falsi account online per manipolare l’opinione pubblica.
- Motivazioni economiche: Molti siti web di fake news operano per puro profitto. Contenuti sensazionalistici e falsi generano clic, che si traducono in annunci pubblicitari. Durante le elezioni americane del 2016, giovani macedoni crearono centinaia di siti di false notizie semplicemente per guadagnare attraverso la pubblicità, senza alcun interesse politico. L’NBC ne parla dettagliatamente proprio qui: https://www.nbcnews.com/news/world/fake-news-how-partying-macedonian-teen-earns-thousands-publishing-lies-n692451
- Estremisti: Gruppi politici più estremi, utilizzano la disinformazione per radicalizzare seguaci, attaccare le istituzioni o promuovere cospirazioni. Movimenti come QAnon (movimento di estrema destra) hanno sfruttato i social media per diffondere teorie del complotto sempre più elaborate, creando comunità disposte ad agire sulla base di informazioni totalmente false.
- Individui comuni: Non tutti i diffusori di disinformazione agiscono con intenzioni malevole. Molte persone condividono notizie false semplicemente perché non le hanno verificate. Questo viene fatto per confermare le loro convinzioni, per il desiderio di sentirsi informati o parte di una comunità, amplificando involontariamente la disinformazione.
Cosa Possiamo Fare
Le piattaforme social devono assumersi maggiori responsabilità nel moderare contenuti falsi, anche se questo può sollevare legittime questioni sulla libertà d’espressione. Gli algoritmi dovrebbero essere ripensati per non privilegiare automaticamente contenuti divisivi o sensazionalistici. Ne abbiamo parlato qualche settimana fa. Se ti interessa approfondire, puoi trovare l’articolo qui: https://lucachecrea.wordpress.com/2025/11/05/gli-algoritmi-dei-social-network-architetti-invisibili-delle-nostre-scelte/
Ma adesso torniamo a noi.
L’educazione digitale è fondamentale, insegnare alle persone, fin dalla scuola, a valutare le fonti e a verificare le informazioni prima di condividerle è essenziale. Credo sia doveroso precisare che il giornalismo di qualità sia l’antidoto contro la disinformazione. Anche come individui abbiamo una responsabilità, prima di condividere qualcosa sui social, dovremmo chiederci: “Ho verificato questa informazione? Proviene da una fonte affidabile? Sto contribuendo a diffondere qualcosa di vero o sto propagando una bugia?” Basta poco, perché non farlo?

Tiriamo le somme
Viviamo in un’epoca di sovrabbondanza informativa, dove distinguere il vero dal falso è diventato estremamente complesso. Molti di noi hanno visto persone care cadere nelle trappole della disinformazione, e questo può creare fratture dolorose nelle relazioni familiari e nelle amicizie. (parlo per esperienza personale) Non dobbiamo giudicare troppo duramente chi è stato ingannato da notizie false. La disinformazione è progettata quasi sempre da professionisti per essere credibile, per fare leva sulle nostre paure e speranze. Purtroppo tutti noi, in quanto esseri umani, siamo vulnerabili a questi meccanismi psicologici. Ciò che conta è rimanere curiosi, umili e aperti al dialogo. Ogni volta che verifichiamo una fonte, che parliamo gentilmente con qualcuno che ha creduto a una notizia falsa, che scegliamo la complessità della verità invece di una semplice narrazione falsa, facciamo un piccolo passo verso una società più informata e chiaramente meno divisa. La battaglia contro la disinformazione non si vince in un giorno ma serve l’impegno di tutti. Forza!
Luca Muzi
Castel Viscardo 📍

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