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L’inganno verde: così le aziende ci vendono sostenibilità fasulla

In un’epoca in cui la crisi climatica è un problema ormai conosciuto e i consumatori cercano sempre più prodotti sostenibili. Molte aziende hanno fiutato l’opportunità, altre invece hanno scelto di apparire verdi senza esserlo. Questa pratica ha un nome preciso: greenwashing, ovvero “l’arte di tingere di verde” la propria immagine, mentre dietro le quinte tutto continua come prima.

La meccanica dell’inganno

Il greenwashing può essere fatto in molteplici maniere. C’è chi usa packaging verdeggianti con immagini di foglie e natura incontaminata per prodotti tutt’altro che ecologici. Ci sta chi inventa etichette vaghe come “eco-friendly” senza alcun significato concreto, chi sponsorizza piccole iniziative ambientali, mentre continua con attività altamente impattanti. I consumatori credono di fare la scelta giusta, ma purtroppo le loro buone intenzioni vengono sfruttate per mascherare pratiche decisamente dannose. I casi documentati negli anni sono svariati e nel prossimo paragrafo parleremo di alcuni “scandali” già noti, ma anche meno noti.

I casi che hanno fatto storia

Volkswagen ha messo in piedi un inganno davvero sofisticato. Per molto tempo il colosso tedesco ha pubblicizzato i suoi motori diesel come “puliti” ed ecologici, installando però software “truccati” che falsavano i test sulle emissioni. Quando lo “scandalo” è esploso nel 2015, si è scoperto che milioni di veicoli (peraltro ormai già su strada) inquinavano fino a 40 volte oltre i limiti consentiti. L’azienda ha pagato oltre 30 miliardi di dollari in multe e risarcimenti di varia entità. Il danno ambientale è stato incalcolabile, e lo stesso quello di immagine. Potete trovare molti più dettagli al link: https://it.wikipedia.org/wiki/Dieselgate

H&M e altre catene del fast fashion hanno cavalcato l’onda delle collezioni “consapevoli” e “sostenibili”, mentre continuavano a produrre miliardi di capi in condizioni discutibili, con tessuti sintetici inquinanti e cicli di vita brevissimi, alimentando di conseguenza la cultura dell’usa e getta. Le loro campagne pubblicitarie mostrano cotone biologico e poliestere riciclato, ma queste linee rappresentano una parte minima della produzione totale. Maggiori informazioni al link: https://www.renewablematter.eu/moda-insostenibile-h-and-m-sotto-accusa-per-greenwashing

Ikea ha pubblicizzato per anni il suo impegno per le foreste sostenibili, ma inchieste hanno rivelato legami con il disboscamento illegale in Romania e Russia, dove antiche foreste venivano rase al suolo per produrre mobili economici. Altre info al link: https://www.lindipendente.online/2024/07/23/i-fornitori-di-ikea-stanno-disboscando-i-carpazi-la-denuncia-di-greenpeace/

Anche il settore bancario non è immune. Diverse banche che si promuovono come “sostenibili” e offrono fondi di investimento green continuano a finanziare massicciamente l’industria dei combustibili fossili, delle armi e di progetti con pesante impatto ambientale. Altre info sulla questione al link: https://www.repubblica.it/green-and-blue/2021/05/05/news/investimenti_green_blackrock_sotto_accusa_per_l_olio_di_palma-299495673/

La gravità dell’inganno

Ingannare i consumatori sul fronte ambientale non è solo una questione di pubblicità scorretta. È un tradimento allo sforzo collettivo per affrontare la crisi climatica. Quando qualcuno sceglie consapevolmente un prodotto “verde” spendendo quasi sicuramente di più, sta compiendo un atto di responsabilità. Trasformare questa scelta in uno strumento di profitto basato sulla menzogna è profondamente (passatemi il termine) schifoso. Il greenwashing rallenta il progresso reale perché premia le aziende che “mentono meglio” invece di quelle che cercano di innovare veramente. Crea confusione nei consumatori, che finiscono per non sapere più a chi credere, generando scetticismo anche verso gli sforzi autentici.

Tiriamo le somme

Dietro ogni prodotto greenwashed c’è qualcuno che ha scelto di credere nella possibilità di fare la differenza. Ci sono persone che si informano, che leggono le etichette, che rinunciano alla convenienza economica per i propri valori, e non meritano di essere prese in giro. C’è bisogno di trasparenza, onestà e impegno reale. Questa storia non parla solo di aziende, alcune delle quali chiaramente senza scrupoli. Parla di tutti noi, della nostra vulnerabilità di fronte ad etichette rassicuranti. Dobbiamo proteggerci e proteggere gli altri, esigendo regolamentazioni più severe, supportando il giornalismo investigativo, premiando chi dimostra con i fatti il proprio impegno. La buona notizia è che la consapevolezza sta crescendo. Sempre più persone sanno riconoscere le bandiere rosse del greenwashing, in fondo vi lascio l’ottimo articolo pubblicato su unioniocamere.it dove si spiega nel dettaglio, anche come proteggersi da questo fenomeno. Per fortuna alcune normative si stanno pian piano inasprendo, e diverse aziende stanno scoprendo che l’autenticità paga più della facciata. Ogni volta che decidiamo di informarci meglio, di non accontentarci delle parole ma cercare i fatti, stiamo costruendo un mercato più onesto. La frustrazione di fronte a questi inganni è legittima e può trasformarsi in energia per pretendere di più, ma soprattutto per non smettere di credere che il cambiamento sia possibile. Ogni scelta consapevole, per quanto piccola possa sembrare, è una mano per il mondo che vogliamo costruire. Ecco il link, di cui vi ho parlato in precedenza: https://sni.unioncamere.it/notizie/greenwashing-cose-come-riconoscerlo-e-come-evitarlo

Luca Muzi

Castel Viscardo📍

16 risposte a “L’inganno verde: così le aziende ci vendono sostenibilità fasulla”

  1. Avatar gattapazza

    Articolo accurato anche per la ricerca delle fonti, grazie, anche perché il tema della “vendita” di una falsa ecologia va rilevato e esposto come hai fatto tu.
    Grazie🌟

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    1. Avatar Luca Muzi

      Ti ringrazio tanto 🙏

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      1. Avatar gattapazza

        Grazie a te, c’è bisogno di informazioni e di riflessioni.
        Di fatti raccontati con attenzione.

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  2. Avatar Vincenza63

    Grazie Luca per questo utilissimo post ❤

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    1. Avatar Luca Muzi

      Ti ringrazio tanto 🙏

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  3. Avatar guido arci camalli

    Grazie articolo molto interessante

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  4. Avatar Kasia

    This article clearly shows how misleading green claims can be and the impact on both consumers and the planet. It’s frustrating to see companies exploit good intentions for profit, but raising awareness and supporting truly sustainable practices gives hope. Every informed choice helps create a more honest and responsible market.

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  5. Avatar Veerites

    Dear Luca
    Thank you very much for liking my post ‘Now’. ❤️🌷❤️🌷

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  6. Avatar Silvia Lo Giudice

    Viviamo dentro un inganno pazzesco!

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  7. Avatar marcello comitini

    Condivido la tua esortazione  a non smettere di credere che il cambiamento sia possibile. Grazie 🙏🤗

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  8. Avatar monopolimia

    è un articolo bellissimo e drammatico allo stesso tempo.Oltre l’amarezza mi rimane solo di complimentarmi con l’autore.Non nascondo una bonaria invidia per l’abilità dialettica e il contenuto.Grazie e complimenti.

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    1. Avatar Luca Muzi

      Ti ringrazio tanto 🙏

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  9. Avatar L’INGANNO VERDE. | MonopoliMia

    […] Così le aziende ci vendono sostenibilità fasulla […]

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