Nell’era delle connessioni permanenti, il cyberbullismo non è più solo un problema adolescenziale tra i banchi di scuola. Nel 2025, questo fenomeno ha superato ogni confine generazionale e personalmente credo anche ogni limite, entrando nelle vite di persone di tutte le età, trasformando gli spazi digitali in campi minati emotivi dove chiunque può diventare una vittima.
Un fenomeno inarrestabile
I dati parlano chiaro: il cyberbullismo è in costante aumento. Molti adulti vengono attaccati sui social network per le loro opinioni politiche, professionisti subiscono campagne diffamatorie che minacciano la loro reputazione, genitori vengono derisi pubblicamente per le loro scelte educative. La lista sarebbe lunghissima, preferisco fermarmi qui. È importante sottolineare che la digitalizzazione totale ha creato inevitabilmente un ulteriore metodo per propagare odio.
La pandemia ha accelerato questo inquietante processo, rendendo le interazioni sempre più online, con i confini tra vita reale e vita digitale praticamente annullati. Ormai è chiaro, molti vivono nella pericolosa illusione che, dietro uno schermo, si possa dire qualsiasi cosa senza conseguenze.

Oltre i giovani, tutti siamo vulnerabili
È facile pensare al cyberbullismo come a un problema degli altri – piccolo e scomodo spoiler, nessuno è immune. Una donna di cinquant’anni che condivide la gioia di un traguardo professionale può trovarsi sommersa da commenti sessisti. Un uomo che esprime vulnerabilità viene ridicolizzato per la sua “debolezza”. Anziani che si avvicinano al digitale diventano “un fenomeno” da repostare a causa della loro inesperienza.
Il cyberbullismo tra adulti assume forme sofisticate: mobbing digitale nei gruppi di lavoro, esclusione da chat di comunità, diffusione di informazioni private, manipolazione di immagini, recensioni false che distruggono attività commerciali. La violenza psicologica non ha più bisogno di manifestarsi faccia a faccia per essere devastante.
Il potere invisibile delle parole
“Sono solo parole”, “Era solo uno scherzo”, “Se ti offendi il problema è tuo”. Queste frasi minimizzano una verità scientifica ormai incontestabile: le parole hanno un impatto neurobiologico reale sul nostro cervello. Uno studio conferma che l’abuso verbale attiva le stesse aree cerebrali del dolore fisico. Vi lascio un link in basso dove si parla dello studio in questione. Torniamo a noi. Le parole scritte hanno una permanenza, al contrario di quelle verbali. Un commento offensivo rimane lì, visibile, rileggibile all’infinito, moltiplicando attraverso condivisioni di qualsiasi tipo e soprattutto screenshot. Questo purtroppo diventa un marchio spesso indelebile nell’identità digitale di una persona. La vittima non può “dimenticare” ciò che può sempre essere ritrovato con una semplice ricerca. Quando scriviamo qualcosa online, non vediamo gli occhi di chi legge riempirsi di lacrime. Non percepiamo il tremore nelle mani, l’accelerazione del battito cardiaco e l’ansia che si insinua.
https://www.repubblica.it/salute/2025/09/23/news/bullismo_ferita_cervello_vittime-424863241/

La consapevolezza come antidoto
Il primo passo per combattere il cyberbullismo è riconoscere il nostro potere. Ogni commento che lasciamo, ogni messaggio che inviamo, ogni reazione che scegliamo di mettere ha un peso e una possibile conseguenza. Abbiamo la responsabilità di chiederci: “Queste parole aggiungono qualcosa di valore o servono solo a ferire? È davvero così divertente sminuire qualcuno?”. La consapevolezza significa anche riconoscere quando siamo noi le vittime e avere il coraggio di dire basta, anche se può essere difficile. Bloccare, segnalare, allontanarsi da spazi tossici non è debolezza, è protezione. Significa comprendere che la nostra salute mentale e le nostre emozioni valgono più di una stupida discussione online, più di qualsiasi bisogno di “avere ragione” o di rispondere all’ennesima e inutile provocazione.
Tiriamo le somme
Parlo a te, che sei passata/o per questo blog. Non sei sola/o, parlane con chi di dovere, che sia la tua famiglia, un amico/a basta che ne parli. In alternativa puoi chiamare il 800.280.000, o utilizzare la chat sul sito internet www.1nessuno100giga.it, sappi che una soluzione si trova sempre.
È fondamentale creare una cultura del supporto. Quando vediamo qualcuno essere attaccato online, il nostro silenzio diventa inevitabilmente complicità. Una parola gentile, un messaggio privato di sostegno, la semplice segnalazione di un contenuto inappropriato possono fare la differenza tra qualcuno che resiste e qualcuno che crolla. Durante le ricerche per questo articolo mi sono imbattuto in una storia che risale al 2013, di cui sono rimasto sinceramente toccato. Purtroppo la ragazza in questione di nome Carolina, a causa di un video dove veniva ripresa ad una festa (diventato poi virale), non è riuscita per la vergogna a resistere emotivamente, troverete il link della fondazione creata dal padre Paolo in fondo. È triste apprendere che la lista di giovanissimi con storie simili è veramente lunghissima. Spero che con questo articolo io sia riuscito a sensibilizzare più di qualcuno.
Il link della “Fondazione Carolina”
https://www.fondazionecarolina.org/2021/
Luca Muzi
Castel Viscardo 📍

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