Ai piedi del Monte Fuji, sta prendendo forma una città che sembra uscita da un racconto di fantascienza. Woven City non è né un esperimento immaginario né una semplice vetrina tecnologica: è un vero e proprio laboratorio vivente dove persone in carne e ossa stanno testando come potremmo vivere nel futuro.
Chi abita la città del futuro
Woven City non è aperta a tutti, almeno non ancora. I primi residenti sono un gruppo selezionato di circa 360 persone che include: dipendenti Toyota, le loro famiglie, alcuni partner commerciali, vari ricercatori e scienziati. Una scelta molto interessante riguarda gli anziani: Toyota ha voluto che anche persone della terza età facessero parte di questo esperimento, proprio perché il Giappone affronta una delle sfide demografiche più importanti al mondo. L’idea è testare tecnologie che funzionino davvero per tutti, non solo per giovani appassionati di tech. L’obiettivo è risolvere domande del tipo: come si muove un ottantenne in una città popolata da veicoli autonomi? Come interagisce un bambino con un robot domestico?

La gestione: quando la città diventa intelligente
Woven City è gestita come un gigantesco sistema nervoso digitale. Sensori distribuiti ovunque raccolgono dati in tempo reale: dalla qualità dell’aria al flusso di traffico, dai consumi energetici a schemi di movimento dei residenti. L’infrastruttura è organizzata su tre tipi diversi di strade: una per veicoli autonomi più veloci, una per biciclette elettriche e scooter, l’altra è pedonale e immersa nel verde. Qui tutto è connesso, tutto comunica. Le case sono costruite soprattutto in legno (un omaggio alla tradizione giapponese), ma integrate con le tecnologie più avanzate oggi disponibili: dai pannelli solari, ai sistemi di accumulo energetico, a reti di comunicazione 5G. L’energia è quasi interamente rinnovabile, con celle a combustibile di idrogeno. (Per pura informazione, è da anni una vera e propria ossessione di Toyota.) Questa è comunque un’altra storia e in futuro ne riparleremo sicuramente. Torniamo a noi, la città produce buona parte dell’energia che consuma, trasformandosi in un ecosistema quasi autosufficiente.
La vita quotidiana tra robot e intelligenza artificiale
Immaginate ora di svegliarvi in una casa che ha già regolato temperatura e luminosità in base alle vostre preferenze. Il frigorifero si è accorto che state finendo il vostro amatissimo latte e l’ha prontamente aggiunto sulla vostra lista della spesa, con un immancabile notifica sul vostro inseparabile smartphone. Uscite e un piccolo veicolo autonomo, l’e-Palette di Toyota, vi aspetta per portarvi al lavoro, o forse è configurato come un ufficio mobile quel giorno.
I robot qua non sono curiosità da museo, sono assistenti quotidiani. Alcuni aiutano nelle faccende domestiche, altri supportano gli anziani nel movimento o nel ricordare di prendere i farmaci più importanti. Toyota ha fatto una scelta molto precisa: i robot non sostituiscono l’interazione umana, la amplificano. Un robot aiuta un anziano a camminare, non elimina il bisogno di compagnia, ma gli restituisce autonomia di poter andare a trovare gli amici.
L’intelligenza artificiale interagisce praticamente con tutti, ottimizza i percorsi, prevede i bisogni, suggerisce attività. Ma sempre con un principio guida che ritengo personalmente importantissimo: l’umano decide, la tecnologia supporta.

Siamo pronti per questo futuro?
La domanda più inquietante è anche la più onesta: vogliamo davvero vivere in una città che ci conosce così tanto bene? Woven City solleva questioni fondamentali sulla privacy e sull’autonomia personale.
Il Giappone, con la sua accurata cultura della disciplina e del rispetto delle regole, potrebbe essere più predisposto di altre società a questo livello di immersione tecnologica quasi totale. Ma anche lì non mancano dubbi e incertezze. C’è chi teme che una vita così ottimizzata diventi troppo soffocante, che i dati personali possano essere usati in modi imprevisti, e che la dipendenza dalla tecnologia ci renda fragili su molti aspetti.
Eppure, potremmo non avere molta scelta in futuro. Con l’invecchiamento della popolazione, la crisi climatica e l’urbanizzazione sempre più crescente, abbiamo bisogno di città più intelligenti, efficienti e soprattutto sostenibili. La domanda che mi pongo da quando ho iniziato le mie ricerche è: “chi controllerà questi sistemi?”
I vantaggi concreti
Woven City sta dimostrando vantaggi evidenti:
Sostenibilità ambientale: emissioni quasi azzerate, riciclo avanzato, consumo energetico ridotto del 60% rispetto a quartieri tradizionali.
Sicurezza: zero incidenti stradali finora grazie ai veicoli autonomi. I sensori possono rilevare cadute o emergenze mediche in tempo reale.
Qualità della vita: meno tempo perso in traffico, molti più spazi verdi, aria più pulita. Gli anziani possono avere maggiore indipendenza e minore isolamento.
Innovazione: Varie startup e ricercatori testano soluzioni che poi potranno essere sfruttate in tutto il mondo.

Il ruolo cruciale di robot e AI
In Woven City, i robot imparano qualcosa costantemente. Un robot di assistenza che aiuta una persona con difficoltà motorie, accumula esperienza su come essere più delicato, più reattivo e perfino più utile. Quella conoscenza viene condivisa con altri robot, creando un’intelligenza collettiva che migliora nel tempo.
L’AI gestisce tutto: coordina veicoli autonomi, ottimizza la rete energetica, previene i problemi prima che accadano. Ma lo fa in modo semplice, permettendo agli umani di capire e contestare le decisioni quando è necessario.
Tiriamo le somme
Woven City rappresenta molto più di un progetto aziendale, è qualcosa in cui l’umanità può guardare un ipotetico futuro, e decidere se quello che vede le piace davvero. La vera sfida non è tecnologica perché credo che quella sia la parte più facile. La vera sfida è, senza dubbio, culturale ed etica. Potremo integrare l’intelligenza artificiale nelle nostre vite mantenendo il controllo e la dignità umana? Saremo capaci di usare i dati per il bene comune senza creare nuove forme di sorveglianza e controllo? Il Giappone, con la sua tradizione di innovazione tecnologica, era forse il luogo più ideale per questo tipo di esperimento. Le lezioni che verranno apprese a Woven City riguardano tutti noi. In un futuro non così lontano, le città dovranno essere più sostenibili, più efficienti, più vivibili. Non sarà un’opzione, ma una vera necessità. Sono dell’idea che non dobbiamo accettare sempre senza porci domande per ogni innovazione, né rifiutarla per paura. Dobbiamo invece cercare di partecipare attivamente alla costruzione del futuro, facendo domande scomode, pretendendo trasparenza e soprattutto ricordando che la tecnologia è uno strumento molto utile se usata con saggezza. Forse tra cinquant’anni guarderemo a Woven City come al primo passo verso un nuovo modo di vivere, oppure come a un esperimento fallito che ci ha insegnato cosa evitare. In entrambi i casi, avrà avuto un valore importante. A seguire vi il link di un video del canale YouTube TrailBlazed dove poter approfondire ulteriormente l’argomento e che ritengo essere un contenuto molto interessante:
https://youtu.be/qDAsmnSF1dI?si=296eVrFOTjefClU0
Colgo l’occasione per informare i sempre presenti lettori, che con il cuore in mano devo limitare le pubblicazioni ad una volta a settimana. Come al solito il Mercoledì mattina. Purtroppo nuovi progetti mi prendono quel poco tempo libero che mi rimane la sera, per trovare informazioni ma soprattutto fonti attendibili ci vuole come sapete parecchio tempo. Di conseguenza per cercare di offrire contenuti sempre migliori, devo limitare gli articoli. Confido nella vostra comprensione 🙏
Luca Muzi
Castel Viscardo 📍

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