E se il caffè che ami bere tutte le mattine, prima del lavoro, il peso della tazza in porcellana con la tua tisana preferita, il ricordo del tuo primo bacio e anche il dolore per una perdita molto importante, non fossero altro che calcoli algoritmici? Se la nostra intera esistenza, con le sue sfaccettature varie, fossero una sofisticata simulazione? Non si tratta della trama di un nuovo film di fantascienza, ma un’ipotesi che, con insistenza sta entrando sempre di più nel dibattito scientifico. L’idea che la nostra realtà sia una costruzione artificiale, una sorta di programma, eseguito su un computer, è tanto affascinante quanto profondamente inquietante. Ma come si può anche solo iniziare a pensare ad una simile possibilità? E sì, se stavi pensando a Matrix, hai colto nel segno, è proprio quello il riferimento.

La teoria della simulazione: fantascienza o realtà possibile?
Nel 2003 il filosofo Nick Bostrom dell’Università di Oxford, pubblicò un saggio che divenne una “lettura formativa” per molti, chiamato “Are You Living in a Computer Simulation?”. Bostrom in questo saggio, spiega che, se una civiltà avanzata riuscisse a sviluppare una potenza di calcolo sufficiente, sarebbe in grado di simulare universi abitati da esseri coscienti, e che è statisticamente molto probabile che ci troviamo all’interno di uno di questi. Vi lascio il link della fonte, così potrete trovare anche altri dettagli molto interessanti su questa vicenda. https://www.wired.it/article/intelligenza-artificiale-nick-bostrom-filosofo/
Da allora, il concetto è passato da speculazione a oggetto di studio anche per fisici e matematici. Uno dei più noti sostenitori di questa possibilità è Elon Musk, che nel 2016 ha detto “le probabilità che non viviamo in una simulazione sono una su miliardi”. Conosciamo bene Musk, e rivelazioni del genere non credo stupiscano più di tanto nessuno, ma a quanto pare anche scienziati come Neil deGrasse Tyson si sono detti aperti alla possibilità, ipotizzando che, se una civiltà avanzata potesse simulare coscienze come la nostre, probabilmente lo avrebbe già fatto. E non finisce qui, ha aggiunto che le probabilità di essere dentro ad una simulazione è del 50%, sottolineando inoltre come la nostra intelligenza potrebbe non essere sufficiente a distinguerla dalla realtà.

Le radici in un dubbio antico
Già Platone, con il suo mito della caverna, considerava la possibilità che la nostra percezione del mondo fosse solo l’ombra di una verità più complessa e profonda. Molti anni dopo anche Cartesio si interrogava sulla possibilità che un “genio maligno” potesse ingannarlo, facendogli credere che fosse reale ciò che non lo è.
Ma allora, dov’è la prova?
Ecco il punto, non ci sono prove definitive. Alcuni fisici teorici cercano tracce nella struttura dell’universo, nella “granularità” dello spazio-tempo, cercando indizi come si cercherebbero pixel su uno schermo. Altri cercano errori, “glitch”, anomalie nelle leggi della fisica. Ma c’è un problema, anche se riuscissero a trovare un bug, potremmo davvero dire che è veramente una prova della simulazione? Oppure sarebbe solamente un limite delle nostre attuali conoscenze?

I dubbi e le critiche
Molti scienziati e filosofi considerano l’ipotesi della simulazione, una speculazione sicuramente affascinante, ma tuttavia non verificabile e priva di senso. Una delle critiche più comuni, e che ritengo sia molto concreta, riguarda l’enorme potenza di calcolo che sarebbe necessaria per simulare un intero universo. I critici sostengono che un computer del genere richiederebbe più energia di quanta ne contenga tutto l’universo.
Tiriamo le somme
Al di là del dibattito scientifico, cosa significherebbe per noi, come esseri umani, scoprire che la nostra realtà è una simulazione? Credo che la prima reazione potrebbe essere di smarrimento e molti pensieri ci farebbero riflettere sulle nostre lotte personali, sui nostri amori, su tutti i nostri successi e fallimenti, ma anche ai molteplici pianti e alle risate con amici e persone vicine, con l’idea, che in realtà sia stata tutta una finzione. Se fosse vero, certo farebbe sicuramente male, ma dobbiamo cercare di entrare nell’ottica, che noi quelle emozioni le abbiamo davvero provate, l’amore che proviamo e riceviamo è sempre amore, così come le gioie e i dolori. Sapere di essere in una simulazione potrebbe spingerci a vivere con maggiore intensità e cercare la bellezza di ogni momento. Questa, forse, è l’unica realtà che conta davvero.
Luca Muzi
Castel Viscardo 📍

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