Immagina adesso un futuro in cui una donna che non può portare avanti una gravidanza, possa comunque diventare madre. Un futuro dove la nascita non dipende più dal corpo umano, ma da una macchina. Non è fantascienza caro lettore, è la realtà che si sta costruendo oggi, in Cina. Non mancano ovviamente le speculazioni, che toccano la medicina, la società e soprattutto l’etica.

Cos’è questo “utero-robot”?
Negli ultimi mesi, una società cinese di nome Kaiwa Technology, ha annunciato lo sviluppo di un robot umanoide, progettato per avere al suo interno un utero artificiale. Si parla di un dispositivo in grado di portare avanti una gravidanza dall’inizio alla fine, senza coinvolgere fisicamente una donna, e dicono che il prototipo sarà pronto entro il 2026. All’interno della sua “pancia” verrà inserito un liquido amniotico sintetico, in un ambiente controllato, dove l’embrione potrebbe crescere ricevendo correttamente nutrienti e ossigeno. Il tutto è monitorato con sensori ed intelligenza artificiale, al costo di circa 14.000 euro.

I sogni che accende
Per alcune persone, questa notizia suona come una possibile speranza che si riaccende. Ci sta chi ha provato mille volte a diventare genitore senza successo, chi purtroppo ha perso figli oppure gravidanze, chi affronta malattie che rendono la maternità biologica impossibile. Idealmente questo utero artificiale promette un’alternativa concreata a molteplici situazioni. E poi ci sono quelle donne che, pur volendo un figlio, non vogliono affrontare i dolori, i rischi e i cambiamenti radicali della gravidanza, una scelta che sia condivisibile oppure no, resta personale e assolutamenteda da non giudicare. Dal punto di vista medico e scientifico, l’utero artificiale potrebbe aiutare bambini prematuri e migliorare anche le ricerche in questo ambito.

La questione etica e legale
Questo è il nodo cruciale. Molti gruppi religiosi e conservatori, lo considerano una “mercificazione della vita” che mira a rendere superflua la donna nel processo riproduttivo. Dall’altra parte, alcuni ritengono che, se la tecnologia è sicura, il diritto di essere genitori debba prevalere sull’etica. Tuttavia, il consenso sul pieno sviluppo di un feto con questa tecnologia è quasi inesistente a livello globale, e in Europa, e soprattutto in Italia le norme sulla procreazione medicalmente assistita (Legge 40/2004), è molto rigida. Possiamo dire che attualmente siamo molto lontani da questi scenari, almeno sotto il punto di vista legale.

Tiriamo le somme
In un’epoca che corre verso il futuro a tutta velocità, ci serve qualcosa che ci ricordi chi siamo, e non solo cosa possiamo fare, e il robot-utero, anche se al momento è soltanto fantascienza, ci costringe a riflettere su cosa significhi veramente “nascere”. Che si tratti di uteri artificiali o di speranze infrante, ogni storia merita attenzione, e soprattutto rispetto, cosí se un giorno la tecnologia ci presenterà davvero questo genere di scenario, dovremmo essere pronti a parlare di questi argomenti con la dovuta delicatezza. Perché solo così potremmo costruire un futuro che non sia solo più avanzato, ma anche più umano.
Luca Muzi
Castel Viscardo 📍

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